LDX: 20 anni di musica elettronica

Da gennaio è disponibile on line, su varie piattaforme digitali la nuova raccolta, con un pezzo inedito, della LDX ELECTRONIC FOUNDATION, che comprende vent’anni di storia.

La musica strumentale è quasi interamente creata con sintetizzatori e risulta molto influenzata dai “corrieri cosmici” tedeschi degli anni ’70. L’unico modo per ascoltarlo, visto che non effettua concerti, è internet, dove vanta molti più ascoltatori all’estero rispetto all’Italia.

Ldx vive attualmente a Pesaro. Nel 1990, dopo che scoprì la passione di Alan Wilder dei Depeche Mode per i Tangerine Dream, Ldx capì che la musica elettronica strumentale sarebbe stata sua. Durante gli anni universitari si mise in testa di dover pubblicare un Cd solista. Nel 1999 uscì così, in 300 copie autoprodotte, il primo album “Electronic Lives ” e in seguito altri (erano gli anni della Vitaminic), esibendosi live tre volte nel 2001. Nel 2008 grazie al sito Songcast ripubblicò parecchi brani sotto forma di raccolte, ma l’anno dopo accantonò il progetto Ldx Production. Soltanto nel 2014 vennero alla luce nuove composizioni con lo pseudonimo Ldx Electronic Foundation.

Come nasce la tua musica?

«A volte nasce prima la cover del futuro album che la musica stessa: la cover mi dà idee. Non facile rispondere però, perché ogni lavoro ha una storia a sé. Capita a volte, di lavorare ore su ritmiche, arpeggi e melodie che alla fine risultano non adeguate. Il non dover pensare o lavorare sui testi, e quasi mai con altre persone, agevola la rapidità di produzione. Negli anni in cui ero studente universitario, sembrava che, specie sotto esame, fossi più ispirato».

E i tuoi album?

«Nel ’99 l’album di debutto ebbe una lunga gestazione dovuta anche ad un blocco emotivo che sfociava in un lavoro psichedelico, mentre Topolinho del 2007 ha rievocazioni autobiografiche ispirate da un viaggio in Germania. Per scrivere ovviamente occorre che ci sia l’oggettività o, almeno, la speranza della distribuzione della musica, cosa che può far materializzare negli anni quello che può derivare da sentimenti, nevrosi ed altro».

Prima Depeche Mode e poi Tangerine Dream: queste le tue prime influenze musicali?

«Comprai “Phaedra” e mi si spalancò un nuovo universo che mi fece scoprire Schulze, Krafwerk, Jarre, Vangelis e altri. Col passare degli anni è poi nata una simpatia verso il progressive Rock ma anche verso la Fusion».

Cosa è cambiato, se è accaduto, nella tua musica dal 1999, anno della prima uscita di un tuo cd, ad oggi?

«Ho prodotto musica come Ldx Production fino al 2009, poi mi sono preso una pausa e dopo nel 2014 aver acquistato un nuovo synth mi sono reinventato in Foundation, che utilizzando molti numeri nei titoli ha voluto creare della musica quasi anaffettiva. All’inizio erano gli anni della Vitaminic, poi di MySpace, dopo ancora di Facebook e Songcast. Soltanto nel 2001 feci 3 concerti e all’epoca avevo già 4 Cd in vendita. Ora come ora non sono più interessato ai concerti. Le 500 copie di “Sensorial dance” furono fatte più che altro per spedirle alle radio per maturare royalties e audience e non per i negozi. I report di Songcast mi avvisano che sono praticamente inascoltato in Italia, ma trovo sicuramente più emozionante uno streaming dal Giappone o dal Guatemala».

Questo “Twenty years collection”, disponibile on line, racconta 20 anni di carriera semi-professionale: un modo per azzerare e ripartire?

«Forse per smettere o essere meno prolifico, dedicandomi ad un lavoro, un classico lavoro full time extra-artistico che mi lascerebbe eventualmente il tempo solo per l’ascolto di un cd al giorno e non per la creazione del 19° nel 2019. Vedremo».

Di seguito il link per l’ascolto, presente anche per un mese sul nostro sito.

https://www.songcastmusic.com/PROFILES/ldxproduction

Print Friendly, PDF & Email

One thought on “LDX: 20 anni di musica elettronica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *