Letizia Battaglia: sempre sulla barricata

Passaggi Festival si è concluso, ma prosegue, a Fano, la mostra dedicata alla fotoreporter Letizia Battaglia, “Punctum Donna” ancora visibile a Palazzo de Pili, Casarredo, fino al 10 agosto. Nata a Palermo 83 anni fa, la Battaglia, che continua ad essere vitalissima e a lottare contro i conformismi, è la più famosa e importante fotoreporter italiana, prima donna ad essere assunta con questo incarico in un giornale, L’Ora di Palermo. Le sue foto, scattate per documentare i morti di mafia degli anni di piombo a Palermo, le ha utilizzate “per raccontare alla gente quanto brutta, sporca e cattiva fosse la mafia”, per dirla con le sue parole.

La mostra riunisce alcune delle foto della documentazione dei fatti di mafia scattate in circa venti anni, rielaborate, “rivitalizzate”, come spiega l’autrice, mettendo un “punctum” diverso: davanti alla foto di un uomo che spara, o di un morto ammazzato, la Battaglia ritrae un’immagine femminile, come il ventre nudo di una donna, “che dà vita”, o quella di donne bagnate, “perché l’acqua pulisce”. E così attraverso il soggetto a lei più caro – la donna – la Battaglia sostituisce la morte con la vita, lavorando sull’essenza dell’immagine, il punctum, che Roland Barthes nel suo “La camera chiara” definisce “quella fatalità che” in una fotografia “mi punge (ma anche mi ferisce, mi ghermisce)”.

Non vuole essere definita come “fotografa di mafia”: ma allora, come definire i suoi scatti?

«Gli scatti di una persona, di una donna. Alcune cose le ho fotografate perché era necessario, altre le ho realizzate perché mi piaceva fotografare quella bambina, una donna, un fiore o una pietra, ma sempre con una militanza interna, contro la violenza, la mafia, il sopruso, i diritti negati. Sono una persona sempre sulla barricata, una resistente al male per cui le mie foto fanno parte del mio vivere.»

Foto uguale istantanea: come si fotografa il momento?

«No, una foto non è un istante, ma il risultato di tanti momenti, di tanta vita, di tanti musei visitati, di fotografi, pittori e cinema visto, di piatti lavati, di amori vissuti: la fotografia è il risultato di tante cose. Quelle riuscite ovviamente!»

Lei ha dichiarato di essere molto legata al neorealismo italiano: quindi una foto è come un film in un istante?

«Io credo di far parte di quella generazione di fotografi che è vissuta con il cinema neorealistico: quell’epoca meravigliosa mi ha influenzato molto. Non sono una visionaria, D’Alì non mi piace, non mi piacciono i surrealismi, ma la realtà. Non mi sono mai sentita un’”artista”: ho lavorato come un’artigiana, in mezzo alle bollette da pagare, le figlie da amare e la spesa da fare. Senza pensare che stavo facendo qualcosa che avrebbe segnato un’epoca, con decenni di storia italiana.»

Fotografi si nasce o si diventa?

«Io lo sono diventata, ma in realtà volevo fare la scrittrice. Mi sono sposata prestissimo e ho ripreso a 38 anni i miei sogni di bambina. Ero ancora molto giovane, e sono rimasta sempre molto giovane, finalmente ho conquistato la mia libertà, la mia indipendenza economica e la possibilità di lavorare e creare.»

Come descrivere la mostra Punctum Donna?

«Ho convissuto con le mie foto di mafia per tanti anni, ho casa e studio insieme: ho quindi convissuto con questi ricordi orribili del mio lavoro, di quello che ha attraversato la mia terra. Ho dovuto anche prendermi un anno sabatico per liberarmi dall’angoscia: ero così ossessionata dalle mie foto che avevo sognato di bruciarle tutte, ma non potevo, la storia non si può bruciare. Così ho pensato di usare le foto di violenza associandole ad altre foto, un corpo di donna, vivo, la vita davanti a queste foto di cronaca spostando il “punctum” e questo mi è servito come operazione psicoanalitica.»

Sempre sulla barricata?

«Ho ricominciato a lottare e ora dirigo questo grande centro internazionale di fotografia in Sicilia, dove la fotografia è militanza: qui organizzo mostre e faccio crescere i nostri giovani. Non parliamo di tecnica ma di come si vive il mondo con la macchina fotografica, la bellezza vera che non ha a che fare con le vanità.»

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