Lino Guanciale: Cuore di tenebra

Vincitore del premio Ubu come miglior attore, Lino Guanciale chiuderà, domenica 30 giugno alle 23, il Festival Passaggi di Fano, per una immersione nella lettura ad altra voce, nel magico scenario della Chiesa di S. Francesco. Il libro scelto dal popolare attore è “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad. Subito dopo la lettura, Guanciale converserà con Lorenzo Pavolini in piazza XX Settembre. Guanciale ha recitato con i più grandi registi della scena italiana ed internazionale, ha omaggiato Sanguineti, portato in scena i testi non semplicissimi di un drammaturgo come Koltès e ha parlato di Brecht nelle scuole. Contemporaneamente ha raggiunto una enorme popolarità televisiva protagonista di seguitissime fiction.

Tv e teatro: con lei non sembrano essere in competizione, a monte c’è una scelta di progetti che abbiano un valore?

«Ho iniziato a fare tv 7 anni fa: all’inizio era un investimento sulla visibilità, poi il “giocattolo” ha preso la mano. Ho cercato di orientare le mie scelte su quello che potesse mostrare maggior versatilità, con prodotti diversi che si confrontassero con la mia età e maturazione. Il mio primo amore è e rimane il teatro, ma bisogna essere duttili».

Qualche giorno fa Avati raccontava che non c’è più distinzione tra gli attori che fanno cinema, teatro e tv: che ne pensa?

«Con tutto il rispetto per Pupi, credo non sia questo il modo di guardare le cose, in linea con i nostri tempi. Come avviene anche in altri paesi, come Francia e Germania, gli attori si muovono tra tv, cinema e teatro e questo non viene ritenuto un handicap. Abbiamo vissuto due decadi di separazioni nette, ma forse ce lo potevamo permettere perché il pubblico era differente. Oggi no, non serve fare steccati, c’è una generazione di altissima qualità interpretativa e l’importante semmai è la qualità dei progetti».

La popolarità ha i suoi pro e i suoi contro: dove pesa di più la bilancia?

«Fa piacere che la gente sia tanta ed è vero che molti vengono a vedermi a teatro perché incuriositi dalla tv e non necessariamente torneranno a teatro, ma è vero anche che qualcuno invece lo farà. Non mi è mai piaciuto il pregiudizio per cui il teatro deve essere seguito solo da chi già lo segue: è discriminatorio e antidemocratico. Il teatro è comunitario e non elitario. Occorre formare il pubblico e proporre cartelloni di qualità».

Premio Ubu e della critica per La classe operaia va in paradiso, uno spettacolo che continua a darle molte soddisfazioni?

«L’Ubu è senz’altro il massimo per chi fa il mio mestiere e anche il premio della critica. Sono molto felice, soprattutto per la coerenza del percorso col mio gruppo che comprende esperienze formative di costruzione e cultura teatrale».

Raccontare il teatro ai giovani: come fare crescere una passione?

«Basta relativamente poco: sedersi in palcoscenico ad aspettare che arrivi il pubblico è un atteggiamento miope. Il pubblico devi andare a cercarlo: non riesco a contare quante ore passo con gli studenti. Questo fa la differenza: far capire che attraverso il teatro si possono fare esperienze uniche. Andare nelle classi a raccontare autori significa non solo emozionare, ma permettere un giudizio critico in un dialogo diretto».

Come mai la scelta di Conrad?

«Conrad è stata una lettura adolescenziale: lo lessi a Radio 3 e fu una vera magia. Ero lì da solo, ma erano in tanti ad ascoltarmi».

Sarà il Commissario Ricciardi in tv, personaggio molto amato di De Giovanni: come sarà il suo Ricciardi?

«Sono un avido lettore di De Giovanni e sto cercando di restituire il più possibile quello che nei romanzi ho colto: ogni elemento fisico ed espressivo. Spero che gli appassionati apprezzino il mio lavoro e che questo serva a incuriosire anche nuovi lettori».

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