Lopez e Solenghi: uno show a 360°

Inizio scoppiettante per la stagione del Teatro Rossini di Pesaro, promossa dal Comune di Pesaro e dall’AMAT e accolta dal pubblico con grande entusiasmo, dato dall’eccezionale aumento del numero di abbonati ben 2187, 94 in più rispetto alla passata stagione che aveva già registrato un successo.

“Lopez e Solenghi show” apre il cartellone del Rossini, da giovedì 4 ottobre fino a domenica 7 ottobre, al termine di una residenza di riallestimento. Due ore di spettacolo in cui Tullio e Massimo, da “vecchie volpi del palcoscenico”, si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile “marchio di fabbrica”, coadiuvati da cinque musicisti dal vivo, la Jazz Company diretta dal M. Gabriele Comeglio.

A Pesaro per il riallestimento: qualcosa si è modificato rispetto alla messinscena originale?

Lopez: «Modifiche non ce ne sono anche perché in corso d’opera, avendo sperimentato lo spettacolo con il pubblico sera dopo sera, abbiamo già calibrato il tutto e anche trovato qualcosa da aggiungere. Lo spettacolo si presta anche molto all’improvvisazione».

Comicità o satira: quale la sottile linea di demarcazione?

Solenghi: «La comicità non ha obiettivi ben precisi, viene, a volte, da un tizio che inciampa per caso, mentre la satira mira sempre a qualcosa, soprattutto a livello politico, cosa che noi non abbiamo mai fatto. La satira ha il valore aggiunto di scardinare un po’ l’ambiente e c’è di sicuro anche involontariamente in questo spettacolo, visto che Massimo farà una breve carrellata di personaggi, anche politici».

L «Qualcuno può intravedere la satira, ma per noi è in secondo piano. Primariamente c’è il discorso di giocare con i personaggi, usandone le caratteristiche psicologiche o vocali: è chiaro che alla fine emerga anche la satira».

Quanto è importante la musica per voi?

S: «Importantissima, soprattutto rispetto ai miei precedenti spettacoli da solo. L’intuizione la devo a Massimo!»

L «Trattasi proprio di un show a 360° gradi, musicale, ludico, goliardico, intellettuale…».

Andiamo indietro nel tempo, quale fu la scintilla che vi fece ideare il trio?

S «Una scintilla lavorativa, nel senso che ho conosciuto Anna e Massimo lavorando e quando mi si è offerta l’opportunità di fare un programma radiofonico, sono andato a scovare le persone che sia a livello artistico che amicale mi avevano colpito di più. Noi siamo sempre stati grandi amici».

L «L’amicizia è nata prima e poi è venuto il fatto di essere molto in linea con un discorso artistico comune».

C’è un ricordo di Anna nello spettacolo: sapete che fece al Rossini una delle sue ultime apparizioni?

S «L’intensità con cui la gente la ricorda è comune al pubblico di qualsiasi latitudine o longitudine…»

Un’intesa assoluta sul palco: vi siete mai fatti degli scherzi?

S «Scherzi architettati proprio no, ma in ognuno di noi c’è sempre stata una sorta di codice che capiamo solo noi col quale bastava un’occhiata per innescare qualche meccanismo di divertimento al di là del testo»

L «C’è il gusto del divertimento nel lavorare: i testi sono nostri e ci giochiamo al punto da aver voglia di far sorridere l’altro sulla scena. Non ci mancano le occasioni per stuzzicarci in scena e per inventarci qualcosa al momento».

Un sorriso salverà il mondo?

«Ce lo auspichiamo, per noi è una ricetta di sopravvivenza!»

Pesaro: vi è piaciuto stare in città?

L «Abbiamo tanti amici qui: io Gabriele Foschi e insieme il mitico Claudio Sora. A Pesaro basta fare una passeggiata sul mare e ti viene subito il buon umore e poi c’è la pasticciata!»

E la pizza Rossini?

S «Dovremo assaggiarla, ne parlano tutti!»

 

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