L’ora di ricevimento inaugura FanoTeatro

In ri-allestimento al Teatro della Fortuna, “L’ora di ricevimento”, il testo di Stefano Massini nell’interpretazione di Fabrizio Bentivoglio, diretto dalla mano sapiente di Michele Placido, inaugura le stagioni di prosa di FanoTeatro, che ha ottenuto un notevole incremento di abbonamenti (dall’11 al 13 ottobre) e San Benedetto del Tronto, in scena il 14 e il 15 ottobre al Teatro Concordia.
Uno spettacolo che fa riflettere in un interessante viaggio nello scottante problema dell’immigrazione, attraverso il dialogo fra un professore e i genitori di una scuola nella periferia di una grande città francese. Verità, ma anche ironia, dell’incontro/scontro culturale, sociale e religioso.

Ne parliamo con uno degli interpreti Francesco Bolo Rossini, l’altro professore sul palco, attore e regista che si muove sulla scena italiana con successo, grazie a collaborazioni con grandi registi, diversi sceneggiati tv e cinema.

Una pièce attualissima, che affronta il disagio urbano, ma non solo?

<Massini si è ispirato ai racconti di una sua amica francese: lì la situazione è molto diversa dalla nostra, si parla di immigrati di terza generazione, ma sempre popoli che hanno avuto il miraggio dell’Occidente. Il problema principale è quello della comprensione, non solo quello dell’integrazione. Ognuna di queste realtà, che siano magrebini, ma anche spagnoli o polacchi, si scontra con i due professori su diverse questioni che non toccano solo l’insegnamento, in una ambientazione di periferia della grande città.>

Uno scontro culturale e sociale…?

<Io e bentivoglio siamo i due professori: il mio personaggio ha cercato volutamente questa situazione di frontiera per un rapporto diretto con i ragazzi che però, qui, se lo mangiano vivo! Considera che la situazione dello spettacolo è molto estremizzata: è forte sia la presenza dell’arabo osservante che una componente di destra molto radicata.>

Un conflitto difficile?

<Sì, ma un conflitto declinato in commedia: il testo poteva prestarsi anche quella lettura e Placido è stato molto bravo a trovarne i temi viscerali e comici. E’ diventato un testo che ha spunti brillanti, ma di certo il tema della comprensione di modi e metodi così distanti diventa centrale. Il cinismo del professore li tiene lontani, ma fino ad un certo punto.>

Quali i punti forti?

<Ne esce ciò che manca all’Occidente: la mentalità comune va all’Isis, quello che manca è una certa volontà di capirli. Quella “carezza” che ogni tanto andrebbe fatta: possiamo anche non capirli, non è un obbligo, ma basta trovare una convivenza civile. E’ l’Occidente che ha instillato quel sogno e dovrebbe essere accogliente veramente: una carezza fa più miracoli di tanti conflitti e parole.>

Teatro sociale e di intrattenimento?

<Di sicuro non esprime un giudizio sugli uni o sugli altri, passiamo per essere ridicoli un po’ tutti quando ci proviamo, ma lascia riflettere. La figuraccia la fa l’arabo ma la farà anche il professore, lo spettacolo lascia anche un po’ di amaro in bocca. Ci siamo accorti che soprattutto nelle città dove questo fenomeno è visibile, piace molto ai professori.>

Come si è trovato a lavorare con Placido?

<Bene: Placido è prima di tutto un attore e la comunicazione è immediata e diretta, viene in scena a recitare con te. Poi ha saputo dare spessore a personaggi popolari, di pancia, molto immediati: li ha saputi subito integrare, da grande uomo del sud, cogliendone le dinamiche e le assonanze con un sentire mediterraneo.>

E con Bentivoglio?

<Bene, è un professionista di ferro, impeccabile, sempre disponibile al confronto.>

Prossimi impegni?

<Una regia di nicchia su un personaggio mistico russo, Pavel Florenskij; sto scrivendo un film e spero di andare presto in scena con un testo di Mamet. A inizio anno terrò un laboratorio teatrale ad Assisi, già pienissimo di iscritti!>

Venerdì, alle ore 18, al Teatro della Fortuna è previsto l’incontro con la compagnia.

Info: Teatro della Fortuna 0721 800750. Inizio spettacoli ore 21. Teatro Concordia 0735 588246.

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