Maddalena Crippa è Richard II

Al Lauro Rossi di Macerata e al Rossini di Pesaro, giunge uno degli spettacoli più interessanti della stagione: Richard II diretto dal regista tedesco Peter Stein e interpretato da una straordinaria Maddalena Crippa nei panni del protagonista. Attrice pluripremiata, dalla capacità innata di spaziare con disinvoltura tra ruoli femminili tragici e classici, la Crippa affronta con grande professionalità questo singolare ruolo, per uno spettacolo di grande spessore.

Richard II inaugura la stagione di Macerata, mentre a Pesaro giunge dopo la Medea interpretata da Branciaroli: un gioco curioso di ruoli?

<Non credo che si possa ovviamente fare un paragone e nemmeno che, nel nostro spettacolo, si sfrutti il fatto che una donna interpreti la parte di un uomo: è solo una “stranezza”, ma ho raggiunto una maturità d’attrice che ben si adatta a questo ruolo che richiede un grande impatto emotivo e uno sforzo notevole. Non sono nemmeno la prima donna che lo fa.>

Come interpreta una donna un ruolo maschile?

<È un personaggio che si presta, è un uomo strano, molto impulsivo e che si permette di tutto: è un re legittimo, fa un sbaglio dopo l’altro e, nel momento più tragico, si destituisce da solo, toccando una profonda umiliazione. E’ questo che lo rende grandissimo perché quello che poi lo sostituirà forse farà anche peggio.>

Quasi un teatro civile per il ruolo politico del testo…

<In qualche modo si, ma assolutamente senza nessuna attualizzazione. C’è la possibilità, per il pubblico di incontrare un capolavoro poco frequentato per la sua natura formale: qui, più che in altri testi, Shakespeare usa un linguaggio estremamente costruito, complesso e retorico. È proprio bello immergersi in un tempo medievale che riverbera su di noi, consegnato in tutta la sua purezza e nel rispetto materiale della parola, grazie anche alla capacità di un cast davvero eccezionale, dal primo all’ultimo.>

Un’immersione profonda?

<Sì: rivedere e assaporare il teatro nella sua forma più rigorosa e rispettosa. Un’opera d’arte che Peter riesce a riportare alla luce e alla trasparenza. Ultimamente c’è un po’ l’abitudine di saccheggiare i classici e farne quello che si vuole, togliendo quello di difficile comprensione. Qui si può conoscere e godere di un grande autore di parola grazie anche alla traduzione di Serpieri.>

Anche se è uno dei testi più raramente messi in scena…

<Rispetto ad altri, dove Shakespeare mischia sempre l’alto e il basso, qui è molto concentrato su questo aspetto gerarchico formale. Forse non viene rappresentato per questo, ma è un falso problema: dipende infatti da cosa fai e come lo porgi alla gente: esistono spettacoli più “leggeri” che ti sembra durino una vita tanto sono inutili! Qui, fin dalla prima battuta sei dentro e stiamo sperimentando una qualità di attenzione pazzesca! E’ un nostro dovere alzare il livello del teatro.>

Cosa significa lavorare a fianco di uno dei più grandi registi del mondo e viverci anche insieme?

<Non è stato sempre facile e delle volte è difficilissimo: Peter non mi fa sconti, anzi, è tre volte più intransigente! Ma nel mio mestiere mi interessa superarmi e sviluppare un’arte. Sono contenta che abbia deciso di fare ora questo spettacolo: 20 anni fa non sarei stata pronta, mentre oggi lo sono sia artisticamente che umanamente. Ora c’è un vissuto, una conoscenza delle passioni, delle pulsioni, dei sentimenti, oltre ad un affinamento dei mezzi tecnici.>

Dal 2 al 5 novembre al Teatro Rossini di Pesaro (inizio giorni feriali ore 21, domenica ore 17 – info al n 0721 387621). Sabato 4 novembre, ore 18 incontro con il pubblico.

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