Marta Bevilacqua ad HangartFest

Nel panorama italiano della “danza d’autore” Marta Bevilacqua è interprete sensibile. Dal 1998 affianca il lavoro della Compagnia Arearea, fondata da Roberto Cocconi, e ha sviluppato diverse collaborazioni con alcune delle realtà più significative del nostro paese. I suoi studi l’hanno portata a coniugare filosofia e coreografia in un unico gesto performativo. Il riconoscimento di HangartFest come festival di produzione, ha permesso un connubio speciale con la realizzazione di un progetto triennale che vede coinvolta la Bevilacqua e Arearea nella programmazione di 3 lavori che debutteranno, da quest’anno fino al 2020, al festival pesarese, a partire da “Concetti sfumati ai bordi” in scena come debutto assoluto, venerdì 7, con replica prevista per sabato 8, presso la Chiesa Della Maddalena., alle ore 21.

Come è nata questa sua passione per la danza?

«Ho avuto la fortuna di fare un percorso anomalo che non passa attraverso la danza classica fin da piccolissima, ma la mia fisicità e il mio gusto sono sempre andati verso la danza moderna e jazz. Ho anche avuto la fortuna di incontrare ottimi maestri, da Carolin Carson a Wim Vandekeybus e Roberto Cocconi, una vera svolta per la mia formazione di ragazza di paese dove le possibilità erano molto più ridotte rispetto a oggi. Ma fin da allora il mio cuore batteva per autorialità e non mi sono mai sentita veramente un interprete e la mia ricerca si è evoluta nello specificare un linguaggio personale».

Il suo linguaggio coreografico come miscela danza e filosofia?

«Succede che frequento filosofia e mi laureo con Umberto Galimberti che mi aiuta a costruire una tesi sulla corporalità: è questa la svolta per la quale decido di rendere la mia vita filosofica scegliendo la danza come linguaggio. Non per narcisismo, ma perché ritengo che la danza abbia un linguaggio molto esistenziale e quindi adatto ad affrontare tematiche filosofiche quasi irraggiungibili dalle parole».

Parliamo di questo primo lavoro che debutta al festival, quali le suggestioni di questo spettacolo da lei definito un “giardino musicale”?

«Accadono delle eco e delle sfumature sonore che hanno ispirazioni classiche perché utilizziamo parte del Peer Gynt di Grieg, ma dall’altro lato ci caliamo nel presente e sfruttiamo un oggetto musicale bizzarro quale il theremin, strumento curioso e unico che si suona senza toccarlo. Questo ci permette di centrare pienamente il tema del lavoro che è quello di considerare importante lo spazio tra le cose anziché le cose stesse».

Hangartfest le dà l’opportunità di una programmazione a lungo termine: un’occasione importante per stimolare un percorso?

«Sì e da un lato mi affranca perché mi dà sicurezza da un punto di vista artistico e personale, qualcuno crede nel mio linguaggio e lo vuole approfondire, ma dall’altro mi dà anche una grandissima responsabilità perché il piano a cui sono sottoposta, attraverso Explorer, sarà motivo di crescita e di messa in discussione. Non sono più una giovane coreografa e sarà interessante per me mettere la mia identità di linguaggio in relazione a questi sguardi giovani e indagatori: mi sento pronta a dare argomentazioni precise grazie alla maturità raggiunta, che mi permette di metter da parte le mode, lontano da quello che il mercato dell’arte ti impone. Io faccio questo, ho questi temi, forse fuori moda, ma è così interessante essere alla moda? L’aver affrancato queste insicurezze mi dà la possibilità di ricercare davvero».

 

HANGARTFEST
Un mese intenso dedicato alla danza quello di HangartFest a Pesaro che proseguirà fino al 7 ottobre.
“Concetti sfumati ai bordi” è il primo lavoro in un debutto assoluto previsto per il 7 settembre con replica sabato 8, sempre alle ore 21.00, presso la Chiesa della Maddalena. Al termine dello spettacolo del 7 si terrà l’incontro con l’artista. Domenica 9 settembre, la compagnia Arearea presenta “Le Mura”, uno spettacolo itinerante, tra la Corte di Palazzo Mazzolari-Mosca e Piazza Mosca, coreografia di Roberto Cocconi, e alle 21 presso la Chiesa della Maddalena, in scena la prima nazionale di “All’arrabbiata” della Sderot Adama Dance Company diretta da Liat Dror e Nir Ben Gal, sulle coreografie di Dror. Info www.hangartfest.it

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *