Medea ambigua ed enigmatica

Chi è davvero Medea? Una divinità? Una macchina da guerra assetata di vendetta? Una traditrice tradita e umiliata?
Lo spettacolo, che vide Branciaroli nei panni femminili di Medea, è una pietra miliare della storia del teatro nazionale e il suo riallestimento ha inaugurato la stagione del Teatro Rossini di Pesaro.
Branciaroli riveste, venti anni dopo, i panni di questa “eroina”, combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l’amore per i propri figli. Le analisi sociologiche tendono a trasformare la principessa della Colchide in una sorta di precorritrice del movimento femminista, ma qui la sua figura diviene il prototipo del “minaccioso” nei panni dello “straniero” che approda in una terra che si vanta di avere il primato di civiltà.
Fa paura il suo “sapere”, fa paura la sua provenienza, il suo essere anche una maga, le sue origini. Esiste un parallelo senza tempo con “lo straniero” di cui diffidare, sempre.
L’interpretazione di Branciaroli ne esalta quel senso di minaccia, riportandola ad un essere mostruoso e misterioso: Medea ha le mani intrise di sangue, e, secondo Ronconi, “rappresenta la ferocia della forza distruttrice.”
Eppure un uomo che interpreta Medea dà fastidio, irrita qualche donna del pubblico, nonostante la difficoltà ad immedesimarsi in un simile personaggio che, di sicuro, si fa fatica a definire eroina.
Per Ronconi e Branciaroli la “maschera della femminilità” viene usata da Medea solo ed esclusivamente per trovare alleate e per portare a termine fino in fondo la sua vendetta. Nulla ha dunque di femminile, se non l’aver partorito due figli, ma anche di loro si “libera”, vinta dalla sete di vendetta, accecata dal rancore, priva di ogni raziocinio.
Branciaroli interpreta una Medea che nulla ha di femminile, ma nemmeno di maschile: affina la sua nera ironia su un essere feroce, incapace di provare alcun sentimento, divorato dal fuoco del potere. Non sembrano passati 20 anni da quel magnifico allestimento ronconiano, non c’è polvere sulla tragedia e nemmeno incertezza sulla mostruosità di una follia omicida, sulla sua violenza.
E’ inquietante la Medea di Branciaroli ambigua ed enigmatica. E’ capace di alternare i toni della voce a seconda delle situazioni: melliflua, roca, cupa, o in grado di ruggire come una leonessa ferita, subdola fino al midollo e ironica. Una gamma infinita di sfaccettature per una interpretazione sublime. Ironia e contemporaneità anche nel “coro” che si trasforma in un gruppo di casalinghe, declamanti versi in melodie attuali. Sferzante e irriverente, lo spettacolo si rivela ancora un capolavoro senza tempo.

Un grande inizio di una interessantissima gold season del Rossini.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *