Montanini riparte..da 7

Uno spettacolo senza fronzoli, incentrato sulle sue parole che partono come schegge e non risparmiano niente e nessuno: sul palco del Comunale di Cagli arriva la graffiante satira di Giorgio Montanini che, venerdì 12 ottobre alle 21, proporrà il suo “Live 2019”. 7 anni di carriera e 7 monologhi: Montanini con la sua travolgente stand up comedy, di cui è stato un vero pioniere in Italia, recupera il meglio di questi anni di lavoro. Una satira feroce, politicamente scorretta che caratterizza tutti gli spettacoli del comico più sagace e sferzante della nuova scena italiana.

Live 2019: qual è la linea di questo nuovo spettacolo?

«Dopo 7 anni di monologhi inediti, uno inedito all’anno, che mi portano ad essere il comico più prolifico della via Lattea, ho deciso di fare una pausa non perché non avessi voglia di scrivere, ma perché sentivo l’esigenza di fermarmi un attimo a livello creativo. Andando sempre in loop non ti rendi conto che potresti fare meglio le cose, e siccome ho fatto diversi anni di tournée da sconosciuto con un pubblico di 60 persone e quei monologhi live non li ho mai riproposti, ho pensato che fosse giusto farlo, ovviamente attualizzandoli. È come quando senti tante volte “Alba chiara” nel cd e desideri ascoltarla dal vivo…».

Il ruolo del comico “scomodo” le va a pennello?

«È una gran bella cosa perché in realtà il comico in sé dovrebbe proprio essere scomodo! Il comico moderno, la comicità del dopoguerra, era un modo per legare le persone, farle evadere, e il comico era evasivo e non incisivo. La comicità oggi “deve” essere corrosiva e non come quella ormai omologata e quasi innocua. Abbiamo passato anni con i comici di Drive in, Colorado, Zelig e se non ti vedevano lì non lavoravi, la stessa cosa che sta passando ora la musica con XFactor e The Voice che fanno morire il cantautorato, distruggendo chi viene dal basso. Io non faccio nulla di anormale, sono in linea con quello che dovrebbe essere la comicità, la satira, contro la standardizzazione dei comici».

Mi ha anticipato la domanda sul ruolo della comicità oggi…

«C’è talmente tanto degrado culturale che è nata questa aberrazione del comico che si fa politico: è come mandare Anna Maria Franzoni all’asilo nido. Il comico sale sul palco per portare il suo punto di vista, il politico dovrebbe fare un’altra cosa come studiare una ricetta per i disoccupati. Guarda caso il “comico” che ora fa politica aveva tanto seguito perché era un superficialotto, diceva cose da bar…»

La politica sta offrendo ottimi spunti, anzi, visto che le interessa di più l’elettore che il politico, cosa pensa dell’attuale situazione?

«Ci troviamo in una situazione catastrofica: mai come adesso l’elettore crede di fare qualcosa per il proprio interesse quando è l’assoluto contrario. La Lega altro non è che il parafulmine del capitalismo: la manodopera a basso costo permette di fronteggiare l’avanzamento dei paesi sottosviluppati e fa da specchietto per le allodole per non prendersela con chi è davvero responsabile».

È un bene ridere dei propri mali: c’è lo spazio per riflettere nei suoi spettacoli o quando si torna a casa non ci si pensa più?

«È una cosa personale: io non salgo sul palco per fare pensare, ma per una mia esigenza. Poi se questo combacia con le sensazioni di altri è positivo. Per me è un effetto catartico e faccio pace con le mie miserie, al massimo qualche spettatore che la pensa come me si sentirà meno solo…»

 

Info Teatro: 0721 781341 – botteghino.teatrodicagli@gmail.com

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *