MystFest a Cattolica: Carlo Lucarelli

In attesa delle premiazioni di sabato 30 giugno, il Mystfest di Cattolica propone venerdì 29, una riflessione sul femminicidio. Sul palco, alle 21 in piazza Roosevelt, Carlo Lucarelli e Elena Buccoliero, rispettivamente Presidente e Direttrice della Fondazione Emiliano Romagnola per le vittime dei reati, saranno i protagonisti di “Crimini Amorosi”, insieme a Gessica Notaro, vittima nel 2017 di aggressione da parte dell’ex fidanzato, che parlerà della lotta che sta conducendo insieme a Lucia Annibali e Carla Caiazzo, affinché sia introdotta la “legge per omicidio d’identità”. Il Festival si concluderà domani sera in presenza dell’attore teatrale e cinematografico Lino Guanciale protagonista della serie cult “La Porta Rossa” firmata da Carlo Lucarelli.

Scrittore e protagonista di diverse trasmissioni televisive, che parlano di gialli e misteri della nostra Storia, Lucarelli è un attento osservatore della Società che segue con entusiasmo anche l’evolversi del noir italiano attraverso un premio che fu tra i primi in Italia a riconoscerne la valenza letteraria.

Lei segue il Mystfest fin quasi dai suoi esordi?

«Io sono arrivato verso gli anni 90: è un premio tra i primi e più prestigiosi, che ha segnalato cose fantastiche, la base dello sviluppo del giallo. Al mio arrivo avevo un grande entusiasmo: c’erano dattiloscritti e anche cose scritte a mano. Alcuni erano polpettoni illeggibili. Oggi è cambiato molto, c’è una buona tecnica di scrittura. La base media si è elevata ed allargata.»

Qualche aneddoto curioso?

«Una volta rivoluzionammo il premio a causa di un racconto bellissimo costruito con eccezionale tecnica di suspance, ma che ruotava “semplicemente” intorno a un portafoglio rubato. Una sciocchezza dal punto di vista del giallo, dove imperavano storie piene di serial killer, ma questo testo rendeva talmente bene che lo premiammo, contro il parere dei “talebani” del giallo. Fu una piccola rivoluzione, ma ci permise di allargare la grammatica del premio.»

Cosa pensa degli scritti giunti quest’anno?

«La qualità è molto alta e sicuramente abbiamo due o tre cose belle, degne di pubblicazione. È passato il periodo in cui qualche volta ci è capitato di premiare il meno peggio.»

Parliamo di letteratura di genere che qualcuno snobba e dove invece ci sono fior di scrittori: come mai secondo lei?

«Succede sempre, meno oggi, per fortuna, ma succede. All’inizio eravamo recensiti nella terza pagina dei giornali, ma sotto la colonnina “giallo”. Ci andava anche bene perché da una parte eravamo giudicati da chi ci aveva letto davvero. Poi è iniziata ad essere una moda. C’è sempre qualcuno a cui non piace il nostro modo di raccontare e ci sono anche romanzi che ti raccontano nient’altro che il morto ammazzato. Si trova sempre chi ti dice che non siamo “letteratura”, ma in realtà spesso i nostri romanzi toccano la realtà politica, sociale e storica, raccontando le contraddizioni e le trasformazioni della Società. Risponderei di leggere Gramsci, grande estimatore di Conan Doyle e dell’autore di Padre Brown.»

Giallisti si nasce o si diventa?

«Tutte e due: si diventa perché ti capita di leggere e vedere cose che ti piace raccontare così, poco per volta, girando intorno ad un mistero; si nasce perché se ti piace quella cosa lì hai un certo tipo di sensibilità. Certo se scrivi di trasformazioni della Società le devi conoscere, come devi conoscere i mestieri, polizia e investigatori.»

Coliandro, De Luca, Grazia Negro, come nascono i suoi personaggi?

«Ci sono delle storie che mi piacerebbe raccontare e salta fuori qualcuno che vuole farlo. De Luca mi è venuto in mente quando volevo raccontare cose del passato. Sta per uscire una sua nuova storia ambientata in quell’Italia strana, che non sa bene cosa fare, nel 1943.»

Il fascino del mistero nella realtà tra passato e presente: come ricercare la verità anche quando le circostanze mirano a nasconderla?

«Purtroppo è così: noi ci siamo sempre occupati di verità in situazioni in cui la verità era nascosta, non come un mistero, ma come un segreto, qualcosa di concreto. Erano cose che già avremmo dovuto sapere, quindi siamo andati a consultare archivi, libri di storia e memoria dei protagonisti. Verità nascoste, ma la vera indagine si fa nei cassetti.»

 

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