i Notwist conquistano il Rossini

di LUCA PETINARI – Non avevano nessun album di inediti da presentare al pubblico, i Notwist, se non celebrare quel Superheroes, Ghostvillains + Stuff, il loro primo live album uscito lo scorso anno in ormai trent’anni di carriera. I presupposti per un ottimo concerto c’erano tutti: nessun “obbligo” discografico nel dover presentare nuovi brani, più spazio per i classici. Ma soprattutto la fortuna di assistere alla loro unica apparizione (su cinque occasioni nazionali) in un teatro, quel Rossini che ormai si sta mostrando sempre più adatto a spettacoli anche al di fuori della prosa, della danza e del concerto classico.

E accogliere una band come i Notwist, da sempre sperimentatori di suoni e di emozioni, è sicuramente un’occasione più unica che rara. Un’occasione non colta da tutti a vedere dai posti vuoti in platea. Il pubblico presente, però (oltre 400 persone), ha avuto tanto calore da poter riempire anche gli spazi vacanti. Pochi ma buoni, si direbbe in questo caso. La band tedesca viene infatti accolta da un grande applauso sul palco, mentre si sistema dietro al ricco armamentario di strumenti posizionati. Del nucleo originale dei Notwist arrivato ai fasti a inizio anni duemila con Neon Golden sono rimasti solo i fratelli Markus e Michael Archer, rispettivamente voce/chitarra e basso del quintetto, completato da turnisti.

L’inizio del concerto è dato da Signals, magmatica apertura elettronico-sintetica dell’ultimo album Close To The Glass. E saranno proprio quei suoni robotici a dare la struttura al resto del live. Il gioco di luci sul palco, che varia da colori più caldi a più freddi a seconda del sentimento del brano suonato, regalano un impatto visivo suggestivo. Con Kong e la sua propulsione ripetitiva di batteria e chitarra si alza il ritmo dell’esibizione, mentre Pilot si trasforma in una mini-suite elettronica che dalla Monaco dei Notwist sfocia fin verso la techno di Berlino.
In questo, il Teatro Rossini diventa un piccolo limite, poiché la voglia di schiodarsi dal posto a sedere per alzarsi e ballare è davvero tanta. Un piccolo difetto che viene subito aggiustato dalle atmosfere di This Room (brano se ce n’è uno debitore dei Radiohead a cui i Notwist si sono tanto ispirati), l’esplosiva On With The Freaks e l’acustica Gone Gone Gone.

La precisione dei musicisti sul palco rasenta la perfezione: un incastro sublime di strumenti analogici e digitali in un tripudio di arrangiamenti. Ma è la voce senza tempo di Markus Archer a dare quella goccia di malinconia e a dare umanità alle macchine che producono i loro suoni. Una voce graffiata, quasi rauca, che non si può definire propriamente bella. Ma è una voce empatica, che arriva al pubblico, ricordando Damo Suzuki nel suo periodo di militanza nei Can nel modo di cantare per la sua pronuncia inglese irrigidita dall’accento tedesco.

Nell’encore arriva anche la tanto acclamata Consequence, con ogni probabilità il brano più celebre dei Notwist, a sugellare una serata che ha riempito di magia il Teatro Rossini. La band tedesca ha saputo coinvolgere il proprio pubblico incantandolo, trascinandolo in un sogno diviso tra emozioni e perfezione tecnica. E i presenti si sono anche resi protagonisti di un lunghissimo e caloroso applauso a fine concerto che ha spinto i cinque a ripresentarsi sul palco per un secondo encore non programmato, poiché le luci del teatro si erano già accese e la musica in filodiffusione per accompagnare all’uscita era già partita.

Terminato, questa volta sul serio, il concerto sulle note di Lineri, i Notwist si apprestano a salutare i presenti che si congedano lasciando loro un boato di apprezzamento. Sul volto dei cinque, sul palco, è visibile un enorme sorriso e anche un po’ di emozione. Hanno suonato per trent’anni in tutta Europa e nel mondo, ma è bello pensare che la data pesarese rimarrà a lungo impressa nelle loro menti. Il pensiero va anche a quei posti vuoti nel teatro che, anche col senno di poi, avrebbero meritato di essere riempiti. Se non altro dal pubblico autoctono, vista l’alta presenza di forestieri, sinonimo dell’alta attrattività di eventi del genere al di fuori dei confini cittadini.
Peccato.

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