Overload: la frammentarietà contemporanea

Al Sanzio di Urbino, mercoledì 15 maggio alle 21, giunge il premio Ubu 2018, ovvero Overload di Sotterraneo. Come sottolinea la motivazione del premio, lo spettacolo della compagnia fiorentina, affronta, attraverso lo sguardo dello scrittore David Foster Wallace, la frammentarietà contemporanea, con un linguaggio teatrale inedito, dal tratto collettivo, capace di penetrare l’oscurità suscitando al contempo il sorriso.

La scrittura dello spettacolo è di Daniele Villa, sul palco: Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini.

A Daniele Villa, chiediamo se Overload è uno spettacolo sull’ecologia dell’attenzione?

«È un testo filosofico di riflessione su come la rivoluzione digitale sta cambiando i meccanismi della nostra attenzione, il che vuol dire anche come trasmettiamo e conserviamo il pensiero. Le nuove tecnologie stanno alterando la nostra capacità di focalizzarci, ci immergono in un ambiente sovraccarico di stimoli che privilegia il collegamento rispetto all’approfondimento.

È vero che la nostra attenzione è scesa sotto la soglia di quella di un pesce rosso?

«Questa è una fake news in abbiamo creduto e dalla quale siamo partiti per la riflessione, ma studiando abbiamo scoperto che in realtà la soglia di attenzione è quella che si passa su una pagina web e il pesce rosso avrà anche una memoria ma non sappiamo esattamente quanto presti attenzione. Tuttavia, il fatto che questa notizia fosse credibile ci dice quanta consapevolezza diffusa esista e a cosa ci stiamo abituando. Lo spettacolo ruota intorno alla figura di uno scrittore che nella sua opera ha riflettuto moltissimo sul ruolo che hanno i media.

Come ritrovare la pace, il silenzio, la possibilità di riflessione?

«Siamo creature portate alla curiosità: la prima cosa dovrebbe essere fermare l’attenzione invece che spostarla continuamente. Occorre avere un’elevata capacità selettiva di ciò che merita la nostra attenzione, perché siamo biologicamente predisposti a distrarci ed oggi viviamo in un ambiente predisposto a farci distrarre. Quindi l’unica arma di difesa è un esercizio di consapevolezza rispetto a ciò che accade: dobbiamo essere noi a scegliere. Oggi, per i mercanti dell’attenzione è una risorsa preziosa trovarci disarmati. Il teatro è fortunatamente una palestra di attenzione profonda come ne sono rimaste poche…».

E che fate se qualcuno usa il cellulare durante lo spettacolo?

«Noi tiriamo dritto, è un problema dello spettatore che manca della necessaria cura di un momento che si è scelto».

Sotterraneo lavora come strumento di indagine sul nostro tempo?

«Ci piace seguire le trasformazioni in atto nella Società, indagarle e trasfigurarle, perché il teatro è filosofia in azione, che si fa corpo e perché si torna alla consapevolezza. Porsi domande sul divenire è un modo per influenzarlo in un senso piuttosto che in un altro. Tutto questo con ironia, perché anche noi siamo immersi in questa Società e siamo i primi ad essere smarriti».

Il premio Ubu è stato molto significativo quindi?

«Certo, sia come percorso del gruppo, ma anche perché abbiamo percepito che molte realtà come la nostra si sentivano toccate da questo premio come se si premiasse una tipologia di linguaggio. Un valore riconosciuto al teatro di ricerca che porta avanti un certo tipo di sperimentazione, senza alcuna competizione tra il tradizionale e il contemporaneo, ma di pari dignità in un sistema teatrale dinamico».

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