Paola Minaccioni e Emilio Solfrizzi: A testa in giù…

Al Rossini di Pesaro arriva, da giovedì 31 a domenica 3 febbraio, la divertente commedia “A testa in giù” che vede protagonisti Paola Minaccioni ed Emilio Solfrizzi diretti dalla regia di Gioele Dix. Una irresistibile commedia, dal ritmo formidabile, in un grande gioco di attori che svela, con la tecnica del doppio linguaggio, una verità comica, crudele e meravigliosamente patetica.

L’incontro con la compagnia di “A testa in giù” sarà sabato 2 febbraio alle ore 18 presso la Sala della Repubblica del Teatro Rossini (ingresso gratuito).

A colloquio con i protagonisti.

Paola Minaccioni è conosciuta sia dal pubblico televisivo che cinematografico, nonché da quello radiofonico de Il Ruggito del coniglio, ma il suo primo amore rimane il teatro.

Dai laboratori con Serena Dandini a Ozpetek, passando per la radio: il teatro sempre nel cuore?

«Sempre! La mia prima casa è il teatro, è quella che conosco meglio e dove mi sento più a mio agio. Si dice che il teatro è degli Attori con la maiuscola. Anche a fare la radio mi diverto moltissimo: ha in comune con il teatro l’immediato feedback degli ascoltatori. Ma a teatro, sentire le ondate di risate e dirigere gli stati d’animo è una sensazione unica e irripetibile, il qui e ora che ogni sera è magico, quasi mistico».

Emilio Solfrizzi disegna con ironia il ruolo di Daniel che in Francia era affidato a Daniel Auteuil.

L’idea di mettere in scena questo testo è nata da lei, Solfrizzi, se non sbaglio?

«La suggestione è venuta dal produttore e avere il privilegio di avere un produttore che ti stimola a scegliere la qualità è davvero per pochi. Siamo andati a Parigi dove era ancora in scena dopo 3 anni di enormi successi e abbiamo deciso di portare in Italia questo autentico gioiellino di comicità».

A testa in giù è costruito sull’idea che i personaggi, oltre a parlare normalmente fra loro, esprimano ad alta voce di fronte al pubblico anche i propri pensieri: qual è l’effetto?

Solfrizzi: «Nella commedia goldoniana, gli “a parte” erano quei momenti in cui gli attori uscivano proprio dalla scena per parlare con il pubblico. Zeller ha fatto un passo in avanti: i pensieri hanno la stessa importanza del testo recitato e, ovviamente, spesso contraddicono quanto viene detto: questo scatena un effetto comico irresistibile, soprattutto se anche i protagonisti sono sorpresi dei loro stessi pensieri…».

Una commedia sul rapporto di coppia: si ride e si riflette, c’è una divisione del pubblico femminile e maschile?

Solfrizzi: «Gli attori fanno di tutto perché il pubblico entri in empatia con loro. È un’opera che si espone al giudizio del pubblico, ma non c’è nessuno che si salva in questa commedia. Ci sono uomini e donne che mettono in discussione le proprie vite: due universi che si incontrano e scontrano continuamente, nei fatti e nei pensieri».

Sorridere è importante, la comicità aiuta a riflettere prendendo le cose da un’altra prospettiva?

Minaccioni: «Si tantissimo. Ridere aiuta ad avere un punto di vista distaccato. Quando faccio corsi di recitazione e scrittura comica invito i ragazzi ad approfondire quanto ci capita intorno. Avere la leggerezza di saper ridere delle nostre cose, che uno lo faccia per mestiere o no, aiuta lo spirito di sopravvivenza. Quando uno ride si predispone all’accoglienza: ridere è chimicamente sano!».

 

Spettacoli da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 17. Info: Teatro Rossini 0721. 387621

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