Patti Smith: la vita è bellissima

Brividi al Rossini per l’incontro ravvicinato con una delle più grandi icone della musica: elegante e grintosa, Patti Smith infiamma il gremito teatro pesarese, con uno straordinario ed emozionante concerto: standing ovation finale con “People have the power”, cantata e ritmata insieme al pubblico, per un evento indimenticabile. Un pubblico di fan storici della cantautrice americana, tra cui anche Nicoletta Braschi (moglie di Benigni) che confessa di seguirla fin da quando aveva 17 anni, la sua icona indiscussa.

Patti emoziona ancora e forse anche di più: ora la sua aria da sacerdotessa del rock è ancora più potente: il suo carisma avvolge totalmente il pubblico, che pende dalle sue labbra, e il teatro ha vibrato all’unisono di quella ritrovata passione ribelle che ha accompagnato la sua “missione” di risveglio del rock.

In completo maschile nero, con gilet, i suoi capelli lunghi e bianchi incorniciano due occhi profondi e sinceri, i suoi gesti sono delicati, mentre segue il ritmo della musica insieme a Tony Shanahan, che l’accompagna al piano e alla chitarra. Patti esordisce ringraziando di essere stata chiamata per celebrare Rossini e inizia “regalando” una sua personale benedizione che conferma che i suoi ideali sono sempre gli stessi: «Il mondo ha ancora tanti problemi, l’ambiente e Madre Natura sono in pericolo. Ci sono ancora tanti conflitti, tante brutte guerre, ma la vita è bellissima e questa è una canzone per la vita» annuncia, prima di intonare Wing. Quasi ogni canzone (12 in tutto) viene accompagnata da una presentazione: la voce è sempre inconfondibile, forse più calda e avvolgente che mai: il tempo sembra non essere passato per lei. Racconta di giovani ragazze che muoiono per i loro ideali (Peaceable) o dei fantasmi degli antenati che abitano ancora in noi (Ghost). Dedica una dolce ninna nanna scritta per il figlio (Jackson) a tutti i bellissimi bambini del mondo e fa due omaggi: il primo a Neil Young con la splendida After the gold rush «che nonostante sia stata scritta tanto tempo fa è ancora così attuale» e il secondo agli U2 con una versione da brivido di Love is all we have left.
Non ha perso un grammo della sua grinta e imbraccia anche la chitarra quando intona The Southern Cross e la dedica a Ralph Fiennes. E la rivediamo, per un attimo, nel suo essere libera e selvaggia, poetessa tormentata che ama e sogna Rimbaud, Baudelaire e Pasolini. Un crescendo poetico sublime, sia per la sua capacità di raccontare ogni suo brano, in un inglese abbastanza comprensibile, che per il carisma: pubblico in visibilio nel finale, letteralmente trascinato dalle hit che hanno fatto la storia del rock: da Dancing Barefoot a Because the night e People have the power che ha visto tutto il pubblico del Rossini in piedi applaudire a tempo le note di una vera e propria leggenda.

Una speciale play list scelta dalla Smith tra le arie di Rossini ha aperto questo singolare concerto: dal Barbiere alla Cenerentola, passando per il Guglielmo Tell, eseguite da alcuni allievi dell’Accademia Rossiniana Alberto Zedda. La presenza di Patti a Pesaro rientra in questo particolare dialogo con Rossini, ma mentre Avidan e Bennato hanno loro stessi interpretato le arie rossiniane, lei ha preferito offrirle nella loro versione originale, complimentandosi poi con gli interpreti.
A presentarla invece, dopo il saluto del Sindaco, un emozionatissimo Massimo Bottura, ambasciatore del gusto italiano nel mondo, in rappresentanza dell’aspetto gourmet delle celebrazioni rossiniane, grandissimo estimatore di Patti Smith, che ne ha disegnato i tratti poetici.
Patti ha conquistato tutti e ognuno di noi si terrà stretto un ricordo indelebile di intramontabile grinta e passione.

 

Grazie a Luigi Angelucci per le splendide immagini

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