Pensieri e parole: un Battisti latin jazz

Dopo Modugno, Celentano e De Andrè, l’omaggio, nell’ambito di Playlist, dello straordinario ensemble di musicisti composto da Peppe Servillo (voce), Javier Girotto (sax), Fabrizio Bosso (tromba), Furio Di Castri (contrabbasso), Rita Marcotulli (pianoforte), Mattia Barbieri (batteria) è a Lucio Battisti.

“Pensieri e parole”, in scena domenica 20 maggio al Teatro Rossini di Pesaro, è un’intensa interpretazione dell’autore più intimo, lirico e personale della canzone italiana: popolare, sofisticato e solitario, Battisti è stato costruttore e inventore di una canzone che resta intimamente patrimonio di tutti, incrociando sensibilità e pensieri musicali diversi. “Cantare nuovamente le sue canzoni, da Mogol a Panella, è la possibilità per noi di rileggere una nostra storia minore e quotidiana che tanto ci suggerisce e commuove”, affermano gli interpreti. La magia della grande musica che abbatte i confini che separano il mondo della canzone da quella del jazz e dell’improvvisazione. Da Il mio canto libero a Penso a te, quasi tutte su testi di Mogol, in un percorso ricco di sapori latini, ritmi avvolgenti, storia, emozioni e grande pathos. Un altro quadro che Servillo aggiunge alla sua preziosa galleria dedicata alla grande canzone d’autore dopo “L’uomo in frac”.

A scrivere questa rivisitazione musicale è stato Javier Girotto che non ha potuto fare a meno di lasciare la sua impronta latina.

Un nuovo step per questo straordinario ensemble, come nascono queste vostre rivisitazioni?

<È una continuità dei vari progetti fatti in passato. Ci è stato suggerito di fare Battisti e mi sono messo a lavorare, perché questa volta ho curato da solo gli arrangiamenti. Non ho un legame particolare con Battisti, mi sento meno coinvolto dal bagaglio culturale di questo autore e questo forse è anche un bene: l’ho fatto diventare un po’ latino, aggiungendo stili nuovi e diversi alla sua musica.>

È stato più difficile quindi?

<No, ascoltando e partendo dagli originali non ho avuto problemi: non ho mantenuto molto le sue origini a livello stilistico ma l’ho portato su altre sonorità. Il nostro intento è sempre quello di non fare “cover”, ma di rivisitare completamente la musica, lasciando anche molto spazio all’improvvisazione: anche gli altri componenti del gruppo devono aggiungere il loro “tocco”.>

Quindi una scrittura che lascia sempre molto spazio all’improvvisazione?

<Ci sono molti momenti strumentali puri: ogni volta diventa un progetto cucito a pelle su ognuno di noi. La scrittura è stata pensata apposta per due fiati, pianoforte, basso e batteria, lasciando in mezzo la possibilità di improvvisare. Viene sempre molto rispettata la presentazione del testo, accompagnata da questi ritocchi stilistici.>

Qual è, finora, l’omaggio che le è piaciuto particolarmente?

<Direi proprio questo perché sono intervenuto su tutti i pezzi e ho mantenuto una linea dall’inizio alla fine. Nei precedenti ognuno di noi scriveva ed era più una cosa di gruppo. In questo c’è una linea molto personale che rappresenta la mia idea di musica, la mia idea di rivisitare un autore, come presentarlo in modo originale.>

Siete tutti grandi artisti impegnati individualmente in giro per il mondo: ogni volta questo incontro è magico anche per voi come lo è per il pubblico?

<Oltre ad essere un’ottima scusa per rivedersi, ci divertiamo molto insieme e ci lega una grandissima amicizia: queste due cose si sentono anche da fuori.>

Curiosi di ascoltare un Battisti …latino

<Non vorrei svelare troppo, ma di sicuro sfido a riconoscere i pezzi dall’inizio: l’idea è stata quella di spiazzare il pubblico in un collegamento tra novità e storia.>

Info: biglietteria Teatro Rossini 0721 387621. Inizio concerto ore 21.

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