Pesce d’Aprile: Cesare Bocci al Comunale di Cagli

Il libro, Cesare Bocci lo aveva presentato a Pesaro, durante il Doc Fest, insieme al suo collega e compagno di avventure televisive Luca Zingaretti ed oggi “Pesce d’Aprile” è diventato uno spettacolo teatrale.

Pesce d’aprile è il racconto di un grande amore: un’esperienza di vita reale, toccante, intima e straordinaria, vissuta da un uomo e da una donna, dove Bocci è regista (con la supervisione di Peppino Mazzotta)  e protagonista anche sulla scena insieme all’attrice  Tiziana Foschi che sottolinea “Per me questo ruolo è la ricerca di un nuovo equilibrio… Come donna, come attrice comica, come essere umano. Un equilibrio fisico, emotivo. Il palco come un filo ed io funambolo delicato, confuso e coraggioso”.

Lo spettacolo, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico scritto da Bocci e sua moglie Daniela Spada, dopo una lunga residenza di preparazione al Comunale sarà in scena (sempre alle 21) giovedì 29 novembre a Cagli e domani, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, da cui prenderà il via ufficialmente la tournée prevista fino alla primavera del 2019. Cesare Bocci è di origini marchigiane e ha scelto le Marche per questo sentito debutto teatrale.

Un libro importante, vero e sincero: come è nata l’idea di metterlo in scena?

«Il passo è stato inevitabile una volta che uno inizia un cammino che crede possa portare qualcosa anche agli altri: non puoi fermarti! Lo spettacolo è un’altra forma di racconto, ma lo spirito è sempre quello: la drammatizzazione teatrale però, arriva sicuramente più diretta».

Non facile forse interpretare sé stesso?

«Cesare è in scena sì, ma linguaggio teatrale è diverso, come dicevamo, e quindi il Cesare in scena è diventato ormai un personaggio. Ci sono momenti, scene più commoventi o esaltanti, dove è più difficile la separazione, ma, come attore, potrei essere coinvolto allo stesso modo anche in altri testi».

E con Tiziana Foschi come si è trovato?

«È stato semplice con lei, abbiamo lavorato insieme fin dall’inizio: oltre ad essere una bravissima attrice, conosce bene la nostra storia».

Tanto amore e tantissima voglia di vivere: allora è vero che l’amore smuove le montagne?

«Prima di tutto devi avere l’amore in te stesso: quando ami la vita, la forza la trovi nell’amore delle persone che ti stanno intorno e, di conseguenza, ritrovi la forza anche dentro di te».

“quando sei nell’acqua alta ti muovi”: si ride, si piange, ma tendenzialmente è uno spettacolo che porta tanta positività?

«È la storia di una donna che ha trovato la forza di rialzarsi e di una coppia che insieme ha lottato fino alla fine. Se non conosci la malattia non sai bene come affrontarla e la disabilità è solo un pretesto per raccontare questa storia d’amore».

Le sue origini sono marchigiane ed è stato fondatore della storica Compagnia della Rancia: quali sono i suoi ricordi marchigiani?

«Sono vivissimi: ho mi fratello e mia sorella che vivono qui ed è il secondo spettacolo che allestisco nelle Marche. La storia della Rancia è quella di 5 ragazzi molto entusiasti e sognatori con la stessa passione per il teatro che si sono messi insieme. Venivo da un paesino in campagna e mi son preso in carico tutto l’aspetto tecnico: costruivo le scene e recitavo. Poi ci sono state delle scelte di gestione che hanno condizionato la mia permanenza lì, ma sono andato altrove e ho ricominciato da capo e sono contento».

Tanti successi tra cinema e tv, ma il teatro è sempre il primo amore?

«Io sono partito dal teatro, ma quando incontro cose belle mi trovo bene anche al cinema o in tv. L’importante sono i contenuti: sono 3 mezzi che mi permettono di fare bene il mio lavoro, anche se in maniera differente. Nel teatro c’è un pubblico che respira con te, ma anche nel cinema se ci pensi: lì c’è un pubblico, forse molto più selezionato ed esigente, che è quello dei tecnici che tutti i giorni ti vedono recitare. Se riesci a strappare un’emozione a loro, vale quanto l’applauso di mille persone».

 

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