Pier Luigi Pizzi e la sua “partitura” di Un tram che si chiama desiderio

Sarà il celebre testo di Tennessee Williams “Un tram che si chiama desiderio”, diretto da un grande maestro di fama internazionale come Pier Luigi Pizzi e interpretato da due attori molto amati dal pubblico quali Mariangela D’Abbraccio e Daniele Pecci, ad aprire la stagione di prosa del Teatro Rossini, da giovedì 17 a domenica 20 ottobre (con una anteprima studenti il 16 ottobre).
Quasi un pesarese d’adozione, Pizzi è davvero un grande Maestro, un uomo che ha saputo fare sognare migliaia di spettatori grazie ad una geniale creatività che non manca di stupire per il suo “tocco” unico e inconfondibile nell’approccio alle Opere che decide di mettere in scena. Dopo aver realizzato ben 13 regie per il Rof e in attesa del prossimo Moïse et Pharaon nell’estate 2020, il regista e scenografo ha scelto proprio il Rossini per il debutto di una delle pietre miliari del cinema e del teatro.

Pesaro: una scelta guidata dalla sua esperienza al Rof?
«È un luogo che mi è molto famigliare dopo tanti anni di frequentazione con il Rof e sono stato proprio io a proporlo. Lo spettacolo nasce al Teatro Quirino di Roma, dove sarà a marzo, ma per il debutto ho suggerito un teatro che conosco molto bene».

Dalla lirica al teatro e viceversa: quali le differenze se ce ne sono?
«In realtà non ci sono grandi differenze: con la lirica c’è un diverso processo di lavoro perché la musica dà un ordine preciso al lavoro e alla preparazione. Nella prosa si è molto più liberi, ma l’esperienza con le Opere mi ha abituato a seguire e montare gli spettacoli di prosa seguendo una sorta di “partitura”: un processo di maturazione ordinato secondo regole musicali. Il lavoro che svolgo tiene sempre molto conto, anche nella lirica, del testo. Anche quando il testo lirico non è eccelso, ha comunque una sua necessità ed esigo dai cantanti il massimo della chiarezza nella pronuncia, così come nella prosa».

Un dramma ambientato negli anni 40: quali le assonanze con la contemporaneità?
«Quando mi hanno proposto questo titolo ho un po’ esitato ad accettare, per quanto attratto da un progetto così fascinoso. Avevo bisogno di rileggerlo, anche se avevo memoria precisa di quello fatto da Visconti con la Morelli e Gassmann: volevo capire che impressione mi avrebbe fatto rileggerlo oggi. Ho così scoperto che va pensato come una specie di classico, perché nel tempo ha mantenuto la sua validità drammatica, ma ad una condizione: quella di sfrondarlo da tutto ciò che era datato o che poteva risultare folcloristico, ovvero tutto l’alone pittoresco che Williams ha creato intorno a questo dramma».

Una scelta drammaturgica importante
«Marinai, prostitute, neri: mi è sembrato poco interessante oggi e anche sorpassato. Quello che volevo evidenziare è la storia di Blanche, del suo percorso, dall’inizio alla fine. Ho sfrondato quindi il testo da tutti i riferimenti un po’ démodée, incentrando il racconto su di lei a partire dalla definizione del luogo, dalla scenografia. I protagonisti abitano in un seminterrato e questa scala che Blanche scende, per giungere nell’appartamento della sorella, è come una discesa all’inferno, da cui emergerà per andare a morire in manicomio. Quindi, anche una sorta di viaggio iniziatico verso la morte».

E il rapporto con gli attori?
«Mariangela è l’attrice che era alla base di questo progetto e ho accettato con entusiasmo la sua presenza. Con gli altri ho cercato di stabilire un affiatamento che li portasse ad una forte complicità».

Lei è fondatore della Compagnia dei Giovani e qui ci sarà una recita dedicata ai giovani: come parlare a loro?
«Tengo moltissimo ai giovani e ho accettato subito di dedicare una serata agli studenti: è quella a cui tengo di più, soprattutto perché, rispetto ad un pubblico che è abituato ad andare a teatro con maggiori o diverse aspettative, quello dei giovani è un pubblico che ha maggiore innocenza e forse la giusta percezione del tipo di messaggio che il nostro lavoro è in grado di lanciare. È il pubblico ideale per misurare la validità della proposta».

INFO:
Da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 17, in scena al Teatro Rossini “Un tram che si chiama desiderio”. L’incontro della compagnia con il pubblico avverrà sabato 19 ottobre, alle ore 18, nella Sala della Repubblica.
In occasione della prima della stagione di prosa, giovedì alle 20,30 sarà presentato il progetto di Marche d’Autore, curato da David Miliozzi e Gionata Arpetti, sostenuto dalla Regione Marche in collaborazione con Confesercenti Macerata, impreziosito dalle opere d’arte di cinque tra i più prestigiosi artisti marchigiani nel mondo (Enzo Cucchi, Eliseo Mattiacci, Tullio Pericoli, Ubaldo Bartolini e Silvio Craia) in mostra, per l’occasione, nel foyer del teatro.

Biglietteria del Teatro Rossini tel. 0721 387621.

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