Piero Angela: 90 anni di storie vissute.

Il premio giornalistico di Passaggi Festival “Andrea Barbato” sarà consegnato a Fano sabato 30 giugno, alle ore 19 sul palco centrale di piazza XX Settembre, a Piero Angela, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute” (Edizione Oscar Mondadori) in dialogo con Marino Sinibaldi (Direttore Rai Radio 3). Un grande ospite d’onore per il festival della Saggistica che, alla soglia dei 90 anni, sta concludendo le registrazioni di una nuova serie di SuperQuark dove, con sorpresa, si esibirà anche al pianoforte.

Come ci si sente ad essere il principe della divulgazione televisiva, l’autore di decine di bestseller che hanno svelato a tre generazioni di italiani la bellezza della scienza, insomma, un mito?

«Per me non è cambiato niente da quando ho fatto il mio primo servizio radio per il notiziario piemontese. Le prime intense emozioni le ho provate allora. Fa sempre molto piacere ricevere complimenti, ma non mi sento affatto un divo! Amo molto il mio mestiere: raccontare la scienza è per me come raccontare e consigliare un buon film o un buon libro.»

Come è iniziato il suo interesse per la scienza?

«È difficile ripescare le origini: io credo che ci sia una predisposizione ad essere curiosi. Ho avuto, in IV e V elementare, un maestro, un prete pur essendo scuola pubblica, che portava i suoi strumenti per fare esperimenti scientifici in classe. È lui che ha risvegliato interessi notevoli, poi lo devo anche all’enciclopedia dei ragazzi, al libro dei perché e forse anche al fatto che mio padre era medico ed aveva un approccio molto razionale alla scienza.

Curiosità e voglia di conoscere che trasmette così bene ai suoi fan?

«La scienza, diversamente da tante altre cose, è quella che dà risposte alle curiosità e non solo ipotesi o opinioni, riuscendo a dimostrare quello che dice. È un metodo che ci consente di avanzare e di creare un proprio solido corpo di conoscenze, ma non solo. Ci permette anche di individuare tutte le connessioni che si sviluppano: ho scritto 38 libri, tutti diversi ma tutti legati fra loro. La tavola pitagorica della scienza che è legata alla razionalità.»

Ma è vero che avrebbe potuto fare il pianista jazz?

«Forse no perché ho ripreso troppo tardi a studiare, ma avrei voluto fare qualcosa nel campo della composizione per documentari.»

A Fano porterà il suo ultimo libro dove si trovano anche aneddoti curiosi, uno o due in particolare?

«Legato alla musica una cosa importante è che ancora oggi ho visto, in tanti casi, che viene insegnata in modo punitivo. Forse va bene per chi vuol fare il concertista, ma non per chi vuol fare musica per divertirsi. Poi capita, come a me di interrompere tutto, finché non ho ripreso da solo…»

Nella scienza?

«Tra i tanti la famosa intervista alla Montalcini, prima che diventasse Premio Nobel: quando le dissi che avevo solo 3 minuti per inserirla nella trasmissione mi guardò male e mi disse “non basterà mezzora!” Erano gli anni 60 ed era molto difficile far comprendere agli scienziati i formati della divulgazione televisiva.»

A quali lavori o esperienze rimane più legato in questa lunga e bellissima carriera?

«Sicuramente ai libri: leggere un libro significa andarlo a comprare, pagarlo, tornare a casa e scegliere di leggerlo. Una scelta consapevole ed è per questo che ho sempre avuto un rapporto privilegiato coi miei libri. In fondo in tv parli davanti ad un pezzo di vetro e non ti rendi mai conto di chi ci sarà dall’altra parte, oltre al fatto che la televisione è sempre uno strumento passivo.»

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