Placido-Bonaiuto: Piccoli crimini coniugali

Debutto di stagione a FanoTeatro: da questa sera a domenica, in scena al Teatro della Fortuna “Piccoli crimini coniugali” di Eric-Emmanuel Schmitt, affidato alla maestria interpretativa di Michele Placido, che firma anche la regia e l’adattamento, e Anna Bonaiuto. Il testo di Schmitt è un veloce e dinamico confronto verbale tra i due protagonisti: un susseguirsi di battute, ora amorevoli ora feroci, ora ironiche ora taglienti, uno scontro che si genera dove una grande passione inespressa cerca un modo per sfogarsi.

Cosa ha attratto di questo testo Michele Placido?
«La coppia: divertirmi attraverso la bravura che ha Scmitt, dal punto di vista drammaturgico, di far riflettere, oltre a stimolare molto il lavoro degli attori. Quasi un giallo in cui non si sa fino alla fine chi di più vuole il male dell’altro».

Quindi più che la coppia…il suo massacro?
«C’è una battuta nello spettacolo che recita: “quando vedete una coppia di amici celebrare il loro matrimonio domandatevi chi dei due ucciderà prima l’altro”. Ecco, credo che questo spieghi bene l’atmosfera. Mi ha molto intrigato questa sorta di thriller sentimentale in cui ci si ritrova molto, soprattutto oggi».

E come mai la scelta della Bonaiuto?
«Ci conosciamo da quando eravamo ragazzi: eravamo insieme all’Accademia di Roma e lavorammo già lì in due spettacoli. C’è un’amicizia forte, ma l’ho scelta anche dal punto di vista registico, proprio per le sue qualità straordinarie».

Tutti i più grandi drammaturghi hanno affrontato il problema della vita di coppia: cosa ha Schmitt di diverso?
«È contemporaneo, per cui coglie magnificamente anche la crisi dell’evoluzione della coppia. Ci rendiamo sempre più conto che oggi, soprattutto, il matrimonio è un fallimento, parlando della coppia borghese. La donna è cambiata o non vuole più un contratto, cerca la sua libertà. Una volta il matrimonio era anche un sogno di benessere, oggi no».

Se per Sartre l’inferno sono gli altri, per Schmitt, il matrimonio è “un’associazione a delinquere finalizzata alla distruzione del compagno/a”?,
«Sì, la società è profondamente cambiata, ma è chiaro che è un’affermazione ferocemente ironica. Oggi non esistono più le famiglie tradizionali e nemmeno una vita “tranquilla”: Schmitt vede tutto questo con cinismo, ma anche con divertissement, sorride alle nostre disgrazie e ci mette di fronte ad uno specchio».

Più si conosce l’altro e più si riesce a entrare nella sua testa: ma si conosce davvero fino in fondo qualcuno?
«Beh, noi artisti siamo diversi, siamo un po’ più liberi, abbiamo la possibilità di fare più esperienze umane, una fortuna che ci viene dal frequentare grandi autori e che allarga la mente sull’umanità in generale. Ogni coppia ha un suo equilibrio anche nello squilibrio, anche se penso che le coppie siano sempre state infelici. Una volta c’era la crisi del settimo anno, ora arriva al terzo: se mi guardo intorno vedo solo coppie nevrotiche».

C’è una ricetta per una buona convivenza?
«Mah, l’intelligenza forse. Ognuno lo vive come vuole: io sto bene con mia moglie, ma non saprei dare consigli o applicare la mia ricetta sugli altri. Siamo una famiglia di artisti che ha un suo equilibrio, siamo più liberi e meno nevrotici».

Contento di tornare a Fano?
«Amo molto questa città e ci sarebbe da viverla. Una delle colpe delle coppie è non riuscire a superare le incognite di una vita frenetica. Chi vive a Fano non ha questi problemi è diverso da chi vive a Roma o Milano o nelle grandi metropoli. Qui si va in bicicletta, c’è il mare: chi vive qui avrà modo di vedere maggiormente le differenze nei rapporti di coppia vessati dai meccanismi di una vita metropolitana».

L’incontro con la compagnia è previsto sabato alle ore 18 in teatro. Info: 0721.800750. Spettacoli venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17

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