Raffaele Damen incanta l’Italia

Dopo l’exploit dei divertenti Camillas, ancora un’eccellenza pesarese supera le semifinali di Italia’s got talent: la semifinale di venerdì ha premiato il 27enne Raffaele Damen e la sua fisarmonica, uno straordinario binomio che sprigiona energia e talento musicale. Damen ha avuto la fortuna di studiare la fisarmonica con Maestro Paolo Vignani dal Conservatorio “G. Rossini “di Pesaro, laureandosi con voti e onori e, dopo diversi riconoscimenti e collaborazioni internazionali, nel 2014 è stato il miglior esecutore europeo del Concorso di fisarmonica di Castelfidardo (PIF), raggiungendo anche il podio della prestigiosa competizione “Premio Abbado”.

La sua passione per questo strumento arriva da lontano, come ci racconta Raffaele, un vero e proprio colpo di fulmine: <Gironzolando a casa di amici di famiglia, vidi una fisarmonica in una teca: avevo 6 anni e chiesi a mia madre, organista di professione, se potevo suonarla. Ovviamente quando hai genitori musicisti è tutto più semplice, assecondano le tue passioni con entusiasmo. Hanno avuto una gran pazienza, ma mi hanno indicato le strade giuste da percorrere.>

Da lì la tua vita si è fusa con la fisarmonica?

<In realtà ci sono stati anche alti e bassi: la tipica crisi adolescenziale, ad esempio, dove non vuoi fare nulla e sei più preso dalle cose futili. Ma poi comprendi la differenza tra la passione e l’amore per una cosa e quello che è superficie. Ora non è nemmeno più una passione sono io: tutte le cose girano intorno alla musica in un mondo di rumori, “una fonè” come diceva Carmelo Bene.>

Fino ad arrivare a Italia’s got Talent?

<In un’epoca come questa bisogna “arrabattarsi” con tutto quello che viene e capire che ci sono delle cose che devono essere fatte anche se possono sembrare strane o fuori luogo. Queste trasmissioni possono aiutare: se funzionano e i meccanismi ruotano nel verso giusto, ti possono dare una spinta in più per lavorare.>

A vederti suonare, sembra ci sia una fusione totale con la fisarmonica…

<Me l’hanno detto in molti, io ovviamente non vedendomi non lo percepisco, ma quello che so è che quando sono sul palco c’è qualcosa che avviene, anche se penso che sia per tutti i musicisti. Scatta una specie di asensorialità, il mondo intorno sparisce: c’è solo l’involucro di sé stessi e i suoni. E’ una sensazione magnifica che non c’entra nulla con l’essere o no un artista. Mi viene in mente Mondrian quando parlava dei suoi quadri e diceva che l’arte è una necessità per stare bene con sé stessi. In effetti, a parte le ansie da prestazione, fa stare bene!>

Cosa significa essere un musicista?

<E’ una tortura, è difficile, ma non bisogna mai mollare la presa. E’ come un muratore, amo i muratori, che ogni volta ricomincia da capo a costruire: è bella questa cosa di creare sempre qualcosa di nuovo, una metamorfosi continua che crea le condizioni per trovare le proprie soddisfazioni.>

Tra i tuoi maestri c’è qualcuno che ricordi con affetto?

<Paolo Vignani ovviamente: ho studiato 10 anni con lui e con lui sono cresciuto tantissimo! Tra maestro e allievo si crea una sinergia unica, quasi un rapporto padre e figlio e anche quando stacchi il cordone ombelicale, si rimane in contatto.>

Progetti futuri?

<Sto studiando un repertorio basato sulla musica minimal, e anche la musica elettronica da eseguire con la fisarmonica. Nel mio futuro ci sono molti progetti e idee da sviluppare, oltre, ovviamente, a guadagnare qualcosa per pagare affitto..(ride)>

Anticipazioni sulla finale di venerdì prossimo?

<Non si può svelare. Una cosa un po’ più fuori dal mio contesto, più pop e spero che piaccia. Il televoto sarà importante!>

Un invito per tutti, appuntamento a venerdì 28 aprile con il televoto!

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