Ricky Portera: emozioni rock alla Tenuta Carlini

Ricky Portera, fondatore degli Stadio e consacrato nell’olimpo italiano dei “Guitar Heroes”, con la sua chitarra rock ha dato una svolta alla musica italiana: 20 anni con Lucio Dalla, centinaia di collaborazioni con grandi artisti, da Finardi a Ron, Rossi, Bersani, Nek. Portera sarà, la sera di ferragosto (h21), nello splendido anfiteatro naturale della Tenuta Carlini a conclusione della prima edizione del Pesaro Music Summer Festival. Sul palco una band tutta al femminile con Elisa Pisetta alla chitarra, Paola Zadra al basso, e Vima Lace alla batteria. Portera ha, di recente, pubblicato una sorta di autobiografia, dal titolo “Ci sono cose che non posso dire”: un viaggio del pensiero e dei sentimenti dell’uomo, visto nell’immagine speculare dell’artista, che, pagina dopo pagina, racconta aneddoti di vita e svela l’autenticità di sé stesso.

Come si descriverebbe lei, in poche righe?

«È l’obiettività che mi mancherebbe per descrivermi – commenta sorridendo – Sono una persona umile che vive come tuti gli altri che ha un grande amore per la musica e non riuscendo a esprimersi bene a parole si esprime e bene con il suo strumento. Il mio scopo è quello di donare emozioni, non di stupire, anche nella vita. Mi piace fare incazzare, far piangere e far sorridere, anzi, mi piace soprattutto fare incazzare…».

20 anni con Lucio: come è nata “Grande figlio di puttana”?

«Da varie cose: dal fatto che mi ha visto piangere per una donna, dal fatto che andavo in studio e pure non avendo nulla di concreto in mano lasciavo delle idee. Fu Lucio a dire un giorno “ma tu guarda, anche quando non c’è lascia qualcosa di buono…”».

“Ci sono cose che non posso dire”: una sola ce la racconta?

«No, non mi piace raccontare gli aneddoti così, vanno vissuti, letti e immaginati. Questo libro non è una biografia classica ma è stato definito un “romanzo umanistico”, dove leggi delle cose e cerchi di scopre come vanno a finire. Stiamo andando in ristampa e sono molto contento anche per Paola Pieragostini che lo ha scritto con me. Raccontare così non mi piace: deve essere come quando ascolti una canzone alla radio che ti fa immaginare un prato blu o un bordello».

Dopo aver dato una svolta alla musica italiana, cosa pensa del panorama attuale?

«Che è uno schifo, mi viene da dire questo. Stiamo perdendo di vista l’emotività: abbiamo lasciato spazio ai rapper che, senza nulla togliere, di emozioni ne danno poche. Manca la comunicazione musicale, non ci sono più trasmissioni musicali e non c’è più educazione. C’è un sottobosco musicale validissimo, ma nessuno lo conosce. Anche il festival di Sanremo è sempre più mafioso: per questo non voglio più fare dischi, non voglio più far parte di questa combriccola di mafiosi».

Trasmissioni ce ne sono… ma sono i talent…

«Se tu hai 100 piccoli prodotti e li vendi tutti e 100 è più facile che vendere un prodotto per 100…»

E ad un giovane cosa consiglierebbe?

«Sono molto avvilito ho pochi consigli, non c’è più meritocrazia, abbiamo perso ogni criterio di spettacolo lasciamo che vada così finché non si ricomincia da capo».

Cosa ascolteremo nel magico anfiteatro sotto la luna?

«Ogni serata è una pagina bianca, quello che mi ispirerà il luogo e la serata. Se parla di scaletta ai miei musicisti si mettono a ridere. Io vago, sono come il nervo…Sarà una sorpresa, una sorpresa assoluta anche per me».

Info: www.tenutacarlini.it o 347.0340765 – 348.2225510.

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