Ritmo ed emozione con Nass (People) al Rossini

Sette uomini, sette ballerini, esaltano il potere del collettivo in una danza intensa e acrobatica, con un ritmo incessante ed emozionante: sul palco del Teatro Rossini di Pesaro, questa sera alle 21, in scena Nass (People) di Massala Dance Company, con le coreografie di Fouad Boussouf.

Nass è un dialogo tra le danze e la musica tradizionale del Nord Africa, che ha scosso l’infanzia del coreografo, e la loro riscrittura nel cortile delle culture urbane che Boussouf ha scoperto e abbracciato in Francia. Al confine tra il profano e il sacro, tra la modernità sfrenata e l’attaccamento ai rituali che ancora ne fanno un baluardo, Nass osa e affronta questi stati di corpo contraddittori. Fouad Boussouf, coreografo e ballerino nato in Marocco, fonda la Massala Dance Company nel 2006, unendo hip hop, danza contemporanea, balli tradizionali nord africani e la nuova arte circense. Una sorta di hip hop più spirituale, impregnato di tradizioni ancestrali.

NASS

Nass rivela una dimensione universale, l’eterna ricerca di uomini e donne per un altrove, spirituale o fisico, utilizzando il linguaggio del ritmo, che unisce e muove il corpo. «Ho composto Nass – afferma Boussouf – come un respiro, sia fisico sia mistico, che ricorda quanto sia importante essere fermamente radicati al proprio luogo di origine, così da percepirne le vibrazioni. All’inizio c’è il ritmo, eco di un’epoca immemore, incalzante e ossessivo. Da questo ritmo nasce la comunione tra sette danzatori, una fusione di energie e corpi, la potenza della comunità con la sua violenza e debolezza intrinseche».

«Nass vuole sfidare le contraddizioni dello stato fisico e rappresentare la fusione dello spirito popolare e urban dell’hip hop. – prosegue il coreografo – Si interroga sulle proprie radici, tracciandone l’evoluzione fino ad oggi. Fonte di ispirazione sono le danze regionali del Marocco: taskiwine e regadda, così come il misticismo della tradizione Gnawa. La famosa storica band Nass el Ghiwane, attiva negli anni ’70 in Marocco, è stata un importante chiave per la mia ispirazione. I loro testi mi ricordavano una strana connessione con la corrente anti-sistema di rap e hip hop statunitensi degli stessi anni. Ho scoperto un tipo di hip hop più spirituale, impregnato di tradizioni ancestrali».

La società marocchina vista dal coreografo come effervescenza permanente: «È questo quello che provo ogni volta che torno in Marocco, che ha trovato un singolare percorso tra modernità e ancoraggio immutabile tradizionale. Questo contrasto mi attrae e rilascia una forza che cerco di catturare osando nella danza. L’arte plurale, la pratica della danza è inseparabile dalla vita di tutti i giorni, permeata di corpi e cuori. Nella sua forma più compiuta, sono acrobazie, rotazioni di testa spettacolari, colpi di scena, salti e movimenti che richiedono un grande requisito fisico e tecnico. Istantanee di corpi che trascendono, con la loro purezza e forza, la nozione di sforzo e aboliscono i confini con lo spettatore».

INCONTRO E MASTERCLASS

Al termine dello spettacolo torna “Stop! Visioni intorno alla danza”, un invito rivolto allo spettatore affinché possa fermarsi, condividere le proprie sensazioni o semplicemente lasciarsi guidare dal critico di danza e giornalista Silvia Poletti tra le sfumature dello spettacolo appena visto. Inoltre, la compagnia terrà una masterclass gratuita per gli allievi delle scuole di danza della città: occasione preziosa di formazione per quanti praticano e amano la danza nelle sue diverse espressioni. Info: Teatro Rossini 0721 387621

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