Rumori, sussurri, emozioni: i Cheap Wine al Teatro della Concordia

Giunge finalmente nelle Marche, unica data regionale, Faces, il tour live dei Cheap Wine, la storica band pesarese, in scena sul palco del Teatro della Concordia di San Costanzo sabato 15 febbraio alle 21.15, nell’ambito di TeatrOltre. Dopo il successo di questo ultimo lavoro discografico, che come sempre ha piacevolmente spiazzato i fan per l’originalità dei suoni di una band in continua evoluzione, dal vivo si potrà apprezzare tutta la potenza e l’atmosfera di un concerto pieno di rumori, sussurri, emozioni, in un sorprendente viaggio sonoro. Faces è  un album magnetico e ricco di sfumature, dall’inconfondibile segno: tante “facce” diverse, nella profondità dei suoni, curati, come sempre, con passione dalla band dei fratelli Diamantini.

Marco Diamantini, Faces non è più solo un album, ma un tour, quali i riscontri dopo l’emozione della creazione?

«Direi molto buoni, per un pubblico che aveva già reagito bene a questo nuovo disco, così diverso dal precedente e non era scontato, proprio per le atmosfere così diverse e lontane rispetto a Dreams».

Realizzare  un nuovo album è per voi sempre un lavoro lungo e meditato, che non segue mode, ma una scrittura poetica profonda?

«È fondamentale mantenere un contatto con la realtà e nello stesso tempo non essere dei semplici cronisti. Si tratta di vedere quello che accade e descriverlo attraverso immagini che possono essere suggestive, stimolare riflessioni. Faces riflette soprattutto il mio stato d’animo, nei testi: personaggi completamente spaesati, sempre meno in contatto con un “fuori” che è sempre più difficile capire. Nel brano Misfit (disadattato) si avverte questo senso di spaesamento, ma senza vittimismo: solo una presa d’atto che è difficile comunicare, così come capirsi».

A proposito di poesia: la scelta di scrivere in inglese è stata quasi obbligata dalla scelta musicale?

«Risalendo agli albori, nasce dal fatto che i miei ascolti e il mio back ground è fatto di rock anglosassone: ho sempre ascoltato quello e mai, o quasi mai, i cantautori italiani. Per cui c’è stata un’adesione filologica dovuta anche al fatto che le sonorità dei Cheap Wine non reggono l’italiano».

Farlo significherebbe cambiare molto quindi?

«Dovremmo cambiare modo di suonare, ma c’è un’altra cosa secondo me: quando ascolti musica e ti lasci trasportare dalle atmosfere, non capire immediatamente il testo ti immerge ancor di più nella musica. Poi se ti interessa di più puoi approfondire, mettiamo sempre i testi anche in italiano nei nostri cd. Quando ascolto cantautori italiani sono distratto dal testo e perdo l’atmosfera e anche il suono della voce è coperto dal significato…».

Un album aggressivo e tenace, tenace quanto i Cheap Wine?

«Sì, è il nostro specchio, la nostra tenacia viene sempre troppo poco considerata, forse dall’esterno non ci si rendo conto quanto sia dura portare avanti cosa così professionale nel tempo».

22 anni di passione: il sacro fuoco del rock mantiene in forma?

«Questo dovreste giudicarlo voi! Dopo tanti anni c’è sicuramente più equilibrio, ma se non avessimo più la passione mi fermerei subito, non potrei mai “vivacchiare” di musica».

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