Sergio Cammariere: concerto magico al Trionfo

Sarà Sergio Cammariere ad inaugurare la prima delle due domeniche di Cartoceto Dop, il Festival, in un progetto intimo ed affascinante per piano e voce. Un concerto di grande spessore ed eleganza che porterà gli spettatori ad attraversare tutta la sua carriera musicale, in programma alle ore 18.30 nella magica atmosfera del Teatro del Trionfo. Musicista, compositore e interprete di rara e raffinata intensità espressiva. Cammariere ha nella sua anima l’eco delle note dei grandi maestri del jazz, i ritmi latini e sudamericani, la musica classica e lo stile della grande scuola cantautoriale italiana che riproporrà al suo pubblico in un’atmosfera molto intima. L’ultimo album “Piano” è solo strumentale, dopo tante canzoni interpretate e suonate.

Un piacere tornare nelle Marche?

«È una cosa bellissima, mi ricordo di tanti concerti nelle Marche, anche prima che diventassi famoso, grazie al mio caro amico Pepi Morgia che creava bellissimi eventi che non dimenticherò mai. Quest’anno ho anche avuto il piacere di partecipare a Musicultura».

Nel suo ultimo album parla il cuore più delle parole?

«È stata una sorta di scommessa: l’idea di fare un disco di solo piano mi è venuta nel 2010, quando realizzato la colonna sonora per Maria Sole Tognazzi nel documentario dedicato a suo padre. Sono passati 7 anni, ho raccolto le idee e ho deciso di inserire quasi tutti i brani scelti per alcune colonne sonore, tra cui quelle del documentario su Don Andrea Gallo dove ci sono anche brani e testimonianze di tutti i più grandi cantautori e intellettuali italiani sulla spiritualità. In questo film sono sia compositore che testimone: il mio è sempre stato un lavoro a 360°».

Tante le influenze musicali che accompagnano le sue composizioni: la musica non ha confini?

«Non solo la musica, anche le persone non dovrebbero avere confini. La musica porta contaminazione e ne abbiamo bisogno tutti, altrimenti ci inaridiamo. La musica si suona insieme e più la suoni con musicisti da tutto il mondo e più nasce la condivisione dell’anima che è fondamentale per l’arte. Addirittura il cinema si sta inaridendo: se confrontiamo l’oggi con il passato dei grandi maestri, il gusto della pellicola. Oggi il mondo va troppo veloce e con un clic si fanno le scelte».

Nessun ascolto consapevole?

«Questo segmentare gli ascolti ha creato un po’ di confusione e quindi io mi sento un cantautore, ma anche compositore e le composizioni più importanti, quelle divine, sono state composte dai grandi maestri, archetipi della musica, e non possono essere ascoltate in 1 minuto. Beethoven, Bach, Chopin come puoi ascoltarli in un clic? L’esperienza musicale è importante ed è quello che dovrebbero ascoltare nelle scuole di musica come filosofia applicata».

Che cosa significa essere cantautori oggi?

«Per fortuna la canzone d’autore resiste, perché esistono delle realtà come Musicultura come il Premio Tenco o quelli dedicati a Gaber, Bindi e Ciampi. Esistono isole felici e esiste la rivista “L’isola che non c’era rivista” che offre opportunità ai giovani emergenti e che nel 2002 mi permise di diventare famoso quando mi dedicò la sua copertina».

C’è spazio per i giovani cantautori?

«Lo spazio esiste almeno da due punti di vista: quello strettamente musicale perché la musica è arte del divenire e la conoscenza armonica si amplia sempre più come si evolve l’orecchio nell’umanità; dall’altra c’è la parte letteraria, la poesia dove entrano in gioco le metriche di una bellissima lingua come la nostra, così amata nel nord Europa».

I Talent show hanno solo difetti o qualche pregio?

«Il problema è che su 40mila ragazzi che si presentano ne vince solo uno e quindi il gioco non vale la candela. Diventa come il campionato di calcio dove, tra l’altro, tutti sanno già chi vince tranne lo spettatore. E poi ci sono quasi solo cover, trite e ritrite».

La morte della creatività?

«Per fortuna ci sono dei talenti e il talento lo vedi, poi ci vuole il coraggio di conquistare la propria libertà. Da giovane ho dovuto tagliare le radici con la mia terra: ho lasciato la mia Calabria per dedicarmi alla musica. Il destino del musicista è un po’ questo, ti devi abituare ad una vita diversa, mai facile. Devi conquistarti la libertà, dono prezioso che va oltre il nostro occhio, ma è una virtù fondamentale, sacrificandosi umilmente fino a quando qualcuno si accorge di te. Come diceva Vinicius “l’arte dell’incontro è dove ne nasce un altro”: fare buona musica oggi è una sorta di passaparola».

Sta lavorando a qualcosa di nuovo attualmente?

«Sì, un nuovo album che stiamo ultimando e collabora con me ancora. Uscirà a gennaio 2019, con 12 canzoni inedite che si distanziano un po’ dal Cammariere che conoscete: esprimono una nuova musica, che finora non avevo mai suonato che è un po’ più blues, meno brasiliana, con uno sguardo alla west coast e al rhythm and blues ».

Ce ne concederà qualche anteprima nell’intimissimo concerto al Teatro del Trionfo?

«Normalmente nei concerti “solo piano” la prevalenza viene data alle hit più famose, quelle che il pubblico ama ascoltare: chiedo anche al pubblico cosa preferisce ascoltare. Di sicuro è un concerto unico e ogni volta diverso, ricco di vibrazioni in contatto diretto con il pubblico. Come una foto che puoi scattare solo in quel momento. Anche se tutti mi dicono che i miei concerti non sono mai uguali uno all’altro: lo dicono fan che mi hanno seguito in oltre 70 live»

Ad anticipare il concerto a teatro, alle 17.45, nella Sala del Liverani del Teatro del Trionfo un sommelier dell’A.I.S. Pesaro presenterà, ai possessori del biglietto, i vini posti in degustazione insieme all’olio Dop dell’areale di cui Cartoceto è capofila.

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