Sguardi oltre i confini della mente

Ultimo giorno oggi a Pesaro (domenica 7 aprile), all’interno della sala Nobile di Palazzo Gradari, per “Sguardi oltre i confini della mente”, che lega pittura, poesia e canto, nata da un’idea della pittrice Maruska Berti e della poetessa scrittrice Lella De Marchi e realizzata con la collaborazione di Antonino Di Gregorio (paroledarancio) della Libreria Campus Mondadori. Alle 17 saranno introdotti i quadri che compongono l’esposizione “Il pazzo è un sognatore sveglio” di Maruska Berti, cui seguirà, alle 17,30, la presentazione del libro “Paesaggio con ossa” di Lella De Marchi. Alle 18, la performance poetico musicale con Lella De Marchi, GGG Tartaglia e Dona Ruy.

Quello di Lella De Marchi è un percorso evolutivo che segna sempre di più un contatto reale e continuo con la poesia: dopo la Spugna e Stati di Amnesia, un libro di racconti, Tutte le cose sono uno, ed ora, Paesaggio con ossa, che forse è la sintesi del suo lavoro, in un flusso continuo di poesie e racconti?

«In realtà sì, è una formula sperimentale tra poesia e narrativa. La differenza fondamentale di questo libro è che è una vera e propria storia, un evento reale, accaduto a me, che mi ha suscitato una serie di riflessioni sul corpo, sulla bellezza, sull’emarginazione. Narrazione, storia e racconto. Una forma che cercavo da molto tempo: non è solo una raccolta di poesie, ma un filo conduttore che lega dei versi che possono esistere solo nell’insieme».

Come è avvenuto l’incontro con Maruska?

«Ho visto i suoi quadri e ho scritto dei testi che lei ha posto all’interno delle sue opere. Sei su otto di quelli esposti, hanno le mie frasi. Questo insieme lo abbiamo voluto titolare con una frase di Freud (Il pazzo è un sognatore sveglio), perché riassume questo senso di follia che può essere vista anche in senso buono, per uno sguardo al di là dell’emarginazione a cui sono relegati i folli. I quadri di Maruska sono molto vicini alle tematiche del mio libro, sul marginale e sull’emarginazione».

In Paesaggio con ossa esistono versi ipnotici e a volte enigmatici, ma per questo anche molto reali, terreni…

«Vedono il corpo e al di là del corpo. Una scrittura che si fa corpo, nata anche dalla lettura di Amelia Rosselli. Una realtà cruda che va detta, ma che si dice anche da sola. La storia di Malina (la ragazza trovata nella roulotte durante un percorso di lavori socialmente utili della De Marchi, ndr) è nata con questa formula di verità scarna. A 5 metri di distanza da noi esiste una vita parallela e noi difficilmente lo sappiamo o solo possiamo immaginarcelo: c’è gente che vive così e non ne facciamo esperienza».

La sua caratteristica, qui forse più sottolineata, è la mancanza di maiuscole all’inizio dei versi, in un flusso continuo, come se fosse un lungo poema: era questo il senso?

«Esattamente: una narrazione a scomparti, anche nella struttura, che va al di là del verso canonico. Le minuscole le ho sempre utilizzate, ma, soprattutto in questo caso, è una narrazione: una specie di lampo che non ha inizio né fine».

Nella silloge dedicata ai Gesti, ad alcune figure femminili, il riferimento a loro è nato prima o dopo?

«Sono una appassionata di arte contemporanea e di arte femminile del ‘900: conosco queste artiste e stavo riflettendo che tutte si sono occupate di “corpo”. Ma è anche vero che tutta la letteratura al femminile sembra sia obbligata a passare per il corpo, mentre l’uomo è più astratto. A volte è anche un cercare di dissacrare la “donna corpo”, quasi come catalogarla e penso che l’arte possa riuscire a toglierci da questa visione».

 

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One thought on “Sguardi oltre i confini della mente

  1. Trovare una storia così, come questa, fa pensare che qualche cosa stia cambioando. Mi fa sentire come quando, da ragazzino, scoprivo che c’era il gruppo Pinco Pallo che faceva una cosa (per -noi-) allo posto ‘X’ e che forse riuscivo ad andarci. Rispolverata -Appartenenza-. Nessuno può chiedercene la Fine -!-. Grazie, Ale

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