Silvio Orlando inaugura la stagione del Sanzio di Urbino

Si apre con un debutto di stagione, dopo alcuni giorni di ri-allestimento, il cartellone del Sanzio di Urbino: mercoledì 23 ottobre di scena un intenso Silvio Orlando in “Si nota all’imbrunire” scritto e diretto da Lucia Calamaro, drammaturga, regista e attrice di grande talento, vincitrice di tre premi UBU, che affronta in questo spettacolo un tema di grande attualità, la “solitudine sociale”, un male oscuro e insidioso, “un’epidemia” ormai diffusa non solo tra gli anziani. Silvio Orlando, con le sue corde squisitamente tragicomiche, è capace di emozionare scatenare una grande empatia con il pubblico.

Come è avvenuto l’incontro con Lucia Calamaro?
«Vidi un paio di suoi spettacoli in una rassegna a Roma e lei mi notò tra il pubblico: trovò la mia mail e mi mandò la sua proposta. Ci siamo incontrati e il risultato, dopo un patto preciso tra noi sulle caratteristiche del mio personaggio, è stato uno spettacolo accolto con grande simpatia dal pubblico, che le ha permesso di uscire dal circuito off. La sua, ma anche mia, esigenza era di trovare parole “vere” da dire, rispetto a quelle dei cosiddetti classici, a volte un po’ distanti dalla realtà. Lucia fa un discorso molto importante sul padre, in una società che spesso censura l’affettività: un’occasione enorme per entrare nel cuore del pubblico, perché tocca corde universali».

È faticoso essere socievoli?
«L’uomo è un animale sociale e quando rinuncia a questo è una macchina che si guasta, che non trova il lubrificante giusto per far girare tutte le rotelle. Con l’età è un malessere che si sedimenta e le cose che ti creano disagio e/o gioia acquistano il loro peso. Occorre sempre più energia e quella necessità, quella fame di rapporti non c’è più. Questo personaggio si sente ormai irrilevante, messo da parte: a questo segnale del mondo risponde con l’isolamento».

Il dramma della solitudine: spesso è voluta a volte è il risultato di un abbandono…
«In realtà per queste persone diventa complicato comunicare: diventano sempre più autarchici e c’è anche una certa piacevolezza nel dire “mollo tutto”. Io l’ho definita “anoressia dell’anima”: all’inizio è piacevole, ma poi non riesci più a gestirla davvero».

Accade anche a molti giovani?
«È un malessere sociale che ha un costo enorme anche per le generazioni che non reggono la sfida troppo violenta, la competizione: si vedono giovani che si eliminano a vicenda come se l’altro non fosse un’opportunità, ma un problema, un nemico da sconfiggere».

Cosa le appartiene di questo personaggio?
«Io ho un tratto malinconico, che metto nelle mie cose, che nasce dalla mia storia personale e mette in evidenza la fatica di vivere: il mestiere che faccio mi ha tirato fuori dalla tana ed è stato per me uno stimolo enorme, una sfida che mi è piaciuto affrontare. Mi sono sentito all’altezza ed ho reagito, ma sono cose che si hanno dentro dalla nascita e, a volte, non si riesce a reagire».

Non riveliamo il finale, ma c’è uno stimolo alla riflessione: come non fare sentire sole le persone a cui vogliamo bene?
«Facendo uno sforzo in più: sono cose che ci sovrastano e anche se un’azione individuale è spesso inefficace si può trasformare in un’azione collettiva. La speranza va tenuta in considerazione. Io credo molto nelle donne che sono portatrici di un istinto naturale: sono sempre le ultime a mollare».

 

Dopo Urbino (info 0722.2281), lo spettacolo sarà in scena il 24 e 25 ottobre al Teatro Lauro Rossi di Macerata (ore 21 –0733 230735) e il 26 e 27 ottobre al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto (ore 20.45 – 0735 588246) nelle stagioni promosse dai rispettivi Comuni con l’AMAT.

Completano il cast dello spettacolo Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini. Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Ornella e Marina Campanale, le luci di Umile Vainieri. Lo spettacolo è una produzione Cardellino, Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Stabile dell’Umbria.

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