il Sindaco di Nest: il cuore del teatro

Il teatro “vero”, quello che viene dal cuore, spontaneo, naturale, che scorre come un fiume in piena e racconta la vita “in trincea” di Nest, Napoli Est Teatro di San Giovanni a Teduccio, in scena al Rossini con la splendida “Il Sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo nella messa in scena diretta da Mario Martone.
Una sinergia di intenti e di condivisione culturale che ha fatto incontrare Martone e i giovani e bravi attori di uno dei quartieri più popolari e difficili di Napoli che sta rinascendo e si sta riscattando grazie al forte senso politico e civile di un progetto che con il “fare” scardina il pregiudizio.
Il testo di Eduardo non è stato toccato, se non per due parole di numero, adattate alla realtà attuale, e scorre via veloce, arriva dritto al cuore proprio per quell’immediatezza trasmessa da tutti gli attori su cui spicca il Sindaco/Francesco Di Leva, in una operazione che diventa corale e non più incentrata solo sul protagonista.
Facile e spontaneo il riferimento a Gomorra, ad una Napoli borghese che non ascolta il tumulto e gli “spari” della Napoli di periferia, come lo stesso Di Leva aveva sottolineato.
L’attaccamento alla famiglia, la dignità e la speranza di un mondo migliore dello stesso piccolo boss, Sindaco, che tenta in tutti i modi di risolvere i torti prima che arrivino a farsi tragedia. Memorabile la scena della restituzione di soldi immaginari dove lo strozzino diventa vittima anche se il povero padre di famiglia non saprà restituire il favore e diventerà un infame.
Viene inscenato il ferimento mortale del Sindaco, che nell’originale viene raccontato, mentre rimane in scena fino all’ultimo Di Leva togliendo ogni speranza sull’esito di un referto medico che impedisca la vendetta.
Commovente e foriera di presagi totalmente veritieri, la contemporaneità del testo viene esaltata da una recitazione viva che, anche se qualche volta fa perdere qualche battuta, per chi non conosce a fondo il napoletano, riesce a donare tutto il pathos del dramma, nella piena e sincera resa drammaturgica.
“Difficile toccare Eduardo” ci aveva raccontato Di Leva, soprattutto a Napoli: ma il suo carisma e la coralità del gruppo di giovani attori impreziosiscono ed esaltano le tematiche di Eduardo messe in relazione alla cruda contemporaneità.
Un progetto politico e sociale che vale la pena di sostenere, che ha saputo riscattarsi e riscattare l’arte dove il rumore è solo quello del silenzio e dell’omertà: “un avamposto contro la barbarie” ha detto Servillo, un coraggioso esempio di come la cultura sia l’arma più potente in mano a chi ha voglia di fare e non di stare solo a guardare.

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