Quando i sogni diventano realtà: Matteo Marfoglia

Il giovane talento pesarese Matteo Marfoglia sarà presente in qualità di coreografo questo week end, alla Vetrina della giovane danza d’autore proposta nell’ambito di Ammutinamenti-festival di danza urbana e d’autore a Ravenna.

Matteo Marfoglia vanta una solida formazione internazionale. Il suo primo incontro con la coreografia è stato grazie alla piattaforma coreografica della compagnia olandese Introdans, dove ha creato Just a breath vincendo il secondo premio nel Certamen Internacional de Coreografìa Burgos-New York. Il suo interesse per la coreografia è tornato dopo qualche anno attraverso Alternative Routes, la piattaforma coreografica annuale curata dalla National Dance Company Wales dove ha potuto sviluppare il proprio percorso coreografico, utilizzando anche altre forme d’arte. Sul palco delle Artificerie Almagià di Ravenna, sabato 16 settembre, alle ore 21,30, Matteo Marfoglia proporrà Crossword, danzata da 4 giovani gallesi (dai 21 ai 31 anni), realizzata nel giugno del 2016 grazie alla collaborazione tra National Dance Company Wales e il Festival of Voice della città di Cardiff.

A soli 17 anni si è trasferito a Rotterdam per studiare la danza contemporanea in maniera più approfondita e non è più tornato in Italia.

Quali sono state le esperienze affrontate all’estero?

<Ho passato 6 anni in Olanda, con la compagnia Introdans, per poi trasferirmi a Londra e successivamente in Galles per la National Dance Company Wales, dove sono tuttora. Se una persona decide di fare della passione per la danza la sua carriera, la danza ti porta con sé, viaggiando per il mondo, per conoscere nuovi luoghi, nuovi artisti, nuove forme d’arte, nuove culture. Sono tutte esperienze che ho vissuto finora, e proprio queste esperienze fanno crescere come persona e si riflettono nel mio lavoro come artista oggi.>

Un percorso comunque non facile?

<Credo che la danza sia una delle forme d’arte più difficili da affrontare anche come attrazione per il pubblico, “perché la danza contemporanea è noiosa, o difficile da capire”. La danza contemporanea è semplicemente un tramite per condividere esperienze/emozioni/fatti veri e reali, attraverso l’estrema fisicità di un corpo umano. Solo così si può trovare la giusta chiave per arrivare ad un pubblico più vasto.>

All’estero c’è più attenzione per la danza, ci sono più possibilità?

<Gli ultimi 12 anni passati in Olanda e in Gran Bretagna mi hanno fatto realizzare quanta attenzione c’è per la danza come qualsiasi altra forma d’arte che sia Opera, Teatro o Arti visive. Tutto parte dall’educazione alle scuole elementari. Lavorando per vari progetti, oltre alla parte artistica, ci siamo sempre occupati della parte educativa, e non solo noi ma tutti gli enti artistici in Gran Bretagna. Durante le nostre tournée arriviamo in ogni città qualche giorno prima in modo da dedicarci a workshop di danza in diverse scuole elementari medie e superiori, sostituendo la lezione di educazione fisica Questo fa sì che la danza venga scoperta presto, per favorire eventuali scelte, oltre che per portare la gente a teatro.>

Ci sono supporti statali anche?

<Certo, oltre alle dozzine di compagnie sparse per tutta la Gran Bretagna le possibilità sono mille, grazie al supporto del Ministero della cultura gallese che offre un sacco di opportunità, visibilità, finanziamenti e appoggio per fare crescere giovani coreografi come me.>

Pensi di tornare in Italia?

<Cinque anni fa avrei detto “no mai”, ora sto pensando ad un futuro ritorno. Avendo, solamente da pochi mesi, avuto la possibilità di portare i miei lavori in Italia, vorrei però prima capire quali prospettive ci sono. Sto notando un cambiamento, nel mio paese, soprattutto verso le nuove generazioni…>

Parlaci di questo ultimo lavoro…

<CrossWord porta in scena quattro danzatori: insieme abbiamo creato un assolo per ognuno di loro, che parli da sé, sia dal punto di vista emotivo, che da quello coreografico in estrema intimità con il suono. Ma la curiosità mi spinse a trovare un fattore complementare, che portò alla creazione di un finale con una complessa scena visiva in un’atmosfera molto sensibile ed umana con un linguaggio fisico strutturato. Il lavoro è stato creato e sempre messo in scena in Gran Bretagna, anche se in maggior parte danzato su dialoghi italiani, quindi sono curioso di come, in questa situazione, il pubblico e i danzatori avranno un’esperienza diversa.>

Quanti sarete sul palco?

<In scena saranno quattro ballerini: Beth Powlesland, Ed Myhill, Camille Giraudeau e Joe Perou. Tutti danzatori gallesi. Cerco sempre di non fare parte dei miei lavori sul palco, in modo da potermi concentrare al massimo sul lavoro stesso.>

Progetti futuri?

<Beh tanti sogni e tanta voglia di nuovi progetti futuri. Questa estate ho lasciato la National Dance Company Wales per concentrarmi a tempo pieno sulla coreografia, alla ricerca di una mia voce artistica personale e innovativa verso la danza contemporanea, ma tornerò a lavorare con loro a novembre, come coreografo, per montare uno dei miei lavori precedenti “Omertà” che debutterà a Cardiff il 14 Novembre.>

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