Taikokiat Shindõ: vibrazioni dello spirito

Taikokiat Shindõ è uno spettacolo che coniuga tradizione giapponese, taiko, danza e musica elettronica, ed è nato da due autori italo-giapponesi, Masako Matsushita e Mugen Yahiro, lei danzatrice-coreografa e lui artista del taiko, in scena questa sera al Teatro Sperimentale, nell’ambito di TeatrOltre. Attraverso momenti diversi, vengono presentati vari personaggi che accompagnano lo spettatore attraverso il mondo degli spiriti e quello degli esseri umani. Il taiko e la danza, si fanno strumenti per la ricerca dell’illuminazione: l’arte è la strada attraverso la quale risvegliare le energie del mondo spirituale e realizzarsi in tutta la sua potenza. Per la Matsushita è un ritorno nella sua Pesaro, con un lavoro che riunisce diverse realtà della città, in un omaggio ad Hangart Fest dove esordì come danzatrice e coreografa, diversi anni fa.

Un ritorno a Pesaro molto gradito e atteso?

<Sono molto contenta di tornare a Pesaro, in particolare con questo spettacolo che vanta collaborazioni per il 90% pesaresi. Interventi fondamentali, a partire dalla condivisione di idee e concetti con Mugen Yahiro, la realizzazione di musiche originali composte dal sound artist Federico Moschetti, l’assistenza alla coreografia di Paolo Paggi, i costumi ideati oltre che da me e Mugen anche dalla straordinaria stilista Gloria Bellardi e realizzati da Marisa Vitiello. La nascita di questo lavoro vuole ringraziare Hangartfest per averci ospitato.>

Come è nato questo progetto di contaminazione tra danza e percussioni giapponesi?

<Sicuramente per la nostra naturale vicinanza: questa è un’unione a livello di pratica di discipline diverse, ma che si assomigliano molto nello studio, soprattutto nella consapevolezza del corpo e a livello ritmico, interno ed esterno. Avvicinarsi allo studio del Taiko necessita una consapevolezza fisica e mentale molto elevata, come per la danza. La cultura italiana e quella giapponese coesistono in me ed escono fuori in modo spontaneo, ma anche dichiarato: non so spiegarne bene i motivi.>

Qual è il significato di Taikokiat Shindõ?

<La prima parola è un palindromo, perché questo lavoro ha a che fare con il nostro essere al confine di due culture e anche di mettere a confronto due arti. Shindõ significa “vibrazione”, e comprende sia quella dei tamburi che il suono che nasce dal movimento, anche nel suo essere intangibile. Nel portare a confronto queste due arti si è incanalato il discorso sulla tradizione giapponese folkloristica e abbiamo esplorato le storie di alcuni personaggi, ma anche la vicinanza con la natura.>

Il tutto in un rapporto con il contemporaneo?

<Da una parte diamo il nostro punto di vista su come gli spiriti potrebbero vivere in una realtà moderna e dall’altra c’è una ricerca verso la perfezione spirituale nel mostrare le arti. L’uomo tende sempre a cercare dentro di sé lo spirito e la perfezione: una ricerca infinita, ma quando siamo noi a cercare di dare corpo a uno spirito diventa un’azione compiuta perché siamo noi stessi a crearlo.>

Come prosegue la tua personale ricerca artistica?

<Sono di base a Milano e sto continuando a lavorare anche a livello internazionale: un mio lavoro con Ingvild Isaksen è stato ospitato al PimOff e sarà a giugno a Oslo. Mi guardo sempre intorno e sono curiosa, traendo ispirazione da ciò che mi accade, che può riguardare temi etici come il riscaldamento globale o l’utilizzo della tecnologia sul comportamento del corpo e di come questo si relaziona a livello posturale e spaziale.>

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