Telepathy: alchimia musicale

E’ uscito i primi di aprile, per Lunik Records nei principali digital stores e in cd fisico, “Telepathy”, il secondo e attesissimo album di Incipit Suite (worldmusic/latin jazz), il duo pesarese di chitarristi formato da Marco di Meo e Roberto Gargamelli. Il titolo del disco, quasi completamente strumentale, è un chiaro riferimento alla simbiosi musicale, alchimia ed empatia che si respira ad ogni loro performance dal vivo: quasi uno scambio telepatico di idee e sensazioni che combinano in un vortice musicale fatto di tecnica strumentale, improvvisazioni e originalità compositiva.

Di Meo: una conferma della grande telepatia fra voi e con la musica?

<Esattamente. Roberto è stato mio allievo da quando aveva 12 anni, poi ha preso anche il diploma in Conservatorio. Durante le esibizioni live troviamo una sinergia e una telepatia uniche che poi sono dovute sicuramente alla nostra lunga collaborazione. Due chitarre e due anime che si fondono perfettamente insieme.>

Quali le influenze in questo nuovo cd?

<La nostra musica noi la classifichiamo come word music, un sound molto latin jazz. Rispetto al disco precedente c’è meno influenza spagnola: diciamo che questo ultimo lavoro, a tratti, è più pop-rock, con incursioni nella musica da film. La maggior parte sono nostri brani che, ovviamente, sono frutto delle esperienze maturate nei vari generi. C’è anche un’influenza di musica classica di Roberto fusa con il mio percorso più jazzistico.>

Il vostro è un sodalizio che dura dal 2005, quali le basi di questa collaborazione?

<Fin dalle prime lezioni, ho riconosciuto in lui un grande talento e musicalmente siamo molto simili e vicini: stilisticamente siamo proprio in simbiosi e di conseguenza quello che facevo io, durante le lezioni, era farlo lavorare molto sulla composizione e improvvisazione di carattere jazzistico. Così anche lui è stato stimolato a scrivere dei brani che sono diventati parte del nostro lavoro discografico.>

Una scelta rischiosa quella di fare un Cd quasi interamente strumentale?

<È naturale che forse non raggiungerà mai un grande pubblico perché c’è poca abitudine a questo tipo di lavori, anche se nei nostri concerti riceviamo sempre molti consensi, come nel tour in Francia. Forse è inusuale, ma la nostra musica arriva diretta, raggiunge ogni tipo di pubblico e, soprattutto, ha un’anima femminile notevole, cosa molto importante.>

Che cosa significa essere musicisti oggi?

<È una missione raccontare agli altri la tua musica: questo è anche anche il motivo per il quale ho rifiutato l’ambiente pop nonostante le tante offerte. È una scelta rischiosa forse, ma ti permette di fare davvero ciò che ami. È da quando avevo 12 anni che faccio questo mestiere e credo che se vuoi davvero qualcosa puoi ottenerlo, senza aspettare che ti arrivi nulla da nessuno.>

Consigli per giovani musicisti?

<Bisogna darsi da fare e non scendere a compromessi. La chitarra è uno strumento di facile approccio, così come è facile imparare male a suonarla. Studio e dedizione: da ragazzo suonavo 7/8 ore al giorno…>

Completamente strumentale ad eccezione di “Amor de conuco” di Juan Luis Guerra in cui il duo si avvale della partecipazione della cantante messicana Erèndira Diaz e del percussionista Davide Battistelli, il lavoro contiene undici tracce inedite e tre cover. Brani come “Incipit Suite”, “Telepathic dream”, “Alternative Caos”, racchiudono un’anima ritmica e scambi melodici capaci di trovare radici anche nel lirismo della musica classica; altri come “Bernie’s Tune” strizzano l’occhio a un linguaggio più jazzistico; “Juazeiro” fonde le sonorità Latin con la world music, “Atravès de nuvens” è un choro ispirato alla musica brasiliana e, per finire, c’è un tributo alla pop ballad e uno alla musica dell’800 con “Mercato Antiguo”.

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