TIME FOR ACTION: un sogno…magico

di ANTONELLA FERRARO – Doveva essere una grande  chiesa bianca dal tetto di cielo. La magia ha invece colmato la Sala Verdi del teatro della Fortuna di Fano, rarefatta e ovattata mentre infuriava, sulla piazza, la tenzone di pioggia a cui quest’estate instabile ci ha assuefatti. Spettatori increduli, quasi in duecento, abbiamo assistito a un evento  eccezionale, fortemente voluto dalla direttrice di questa testata.

Un incanto che difficilmente gli intrecci e i flussi del tempo e del destino potranno replicare:  Time for Action. I Cheap Wine in concerto e il pittore Giuliano del Sorbo, sciamanico nel generare su un’immensa tela le sue “tronie” fiamminghe,  immaginifiche, che sono mamme e fate, dee e popolane, volute di linee che materializzano un passaggio di stato emozionale: dal vapore indefinito dei sensi al nero materico  della vernice, al pennello, alla tela, alla visione estatica che dalla trance dell’ esecutore promana e si fa, infine, opera d’arte.

L’epopea dei pesaresi Cheap Wine  affonda le sue radici negli anni ’90 e il nome della band viene scelto ispirandosi alla canzone omonima dei Green on Red. Oggi, con i fratelli Marco e Michele Diamantini ci sono anche Alessio Raffaelli alle tastiere, Andrea Giaro al basso e Alan Giannini alle percussioni.

Il sound evoca quello dei cantautori rock americani. I testi, poetici e intimisti, sono in inglese. Undici album nel corso degli anni e sonorità che cambiano, orientano una ricerca inesausta di originalità espressiva. La trovano .
Una highway che corre attraverso l’hard rock, il punk, l’elettrico e sfocia con ampi meandri nelle ballate folk, si veste di indie ed atmosfere western che dipingono rettilinei di polvere e deserti, amarezze da sogno americano, da presente italiano. Tenaci, compatti, eroici nell’autoprodursi rifuggono ogni lusinga commerciale, ogni operazione di marketing che li spinga a rinnegare le loro coordinate, che sono soprattutto d’amore.
Amore per la musica, per il rock, per le parole. Amore per il pubblico cui vengono dedicati cd bellissimi, curati in ogni dettaglio, illustrati da artisti d’eccellenza, come il recente Mary and The Fairy che reca la firma grafica di Giuliano del Sorbo, artista di fama internazionale, noto per le sue action painting estreme e sconvolgenti: insieme sul palco, accomunati da una ricerca, quella che sonda l’anima per estrarne il nucleo e renderlo arte vera,  tesi a  trasmettere l’alito impalpabile di una Fata, appunto, che attende soltanto una materializzazione e aspira a vesti di segni e note per parlare la  sua lingua struggente e forte. Universale.

I testi di Marco Diamantini sono poesie ed era impossibile non leggerne alcune traduzioni. Al microfono si sono alternati Elisabetta Liz Marsigli con Beggar Town (“Chi è il capo in questa città di mendicanti? Chi è  il re con la corona d’oro?”), la splendida Lucia Ferrati  con la commossa The Fairy Has Your Wings, for Valeria (“Sfidi il fuoco e affronti la tempesta, ne esci con un sorriso, a cavallo di un’onda”) e Giuseppe Esposto con Claim The Sun (“che importanza ha il sole, che importanza ha la pioggia? Se questa canzone non riesce a nutrire la tua anima, allora tutto è senza senso”).

Quindici brani scelti per la chiesa dal tetto di cielo, che hanno rubato il cuore di tutti anche in una sala anonima, perché i Cheap Wine sono veri, sono bravi, sono musicisti eccezionali, dotati di una tecnica fuori dal comune e di qualità interpretative ed improvvisative duttili, nutrite di intelligenza artistica e  ferrei ideali. La voce  notturna di Marco, frontman carismatico, dolente e intenso, gli assoli elettrici,  travolgenti, di Michele, i ritmi dalle  spalle forti di Giaro e Giannini  e le tastiere di Alessio Raffaelli, che dialoga senza cedimenti con le chitarre seguendo l’onda, rendono questa band unica  nel panorama rock italiano e meritevole di ulteriori successi in quello internazionale.

Nulla è affidato al caso: ogni testo riflette un preciso stato d’animo,evoca eventi storici, artistici, legati a grandi personaggi del passato o del presente, richiama a tinte dark  temi d’attualità come lo smarrimento dell’uomo, l’alienazione mediatica, la sospensione della speranza, ma lo spirito non manca mai di proiettarsi in alto, cercare nuove strade  e sintonie. Il coraggio dell’arte.

Perché, come disse qualcuno, “ci vuole coraggio per sognare”.

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