Toi Ahi: la danza del fuoco a Pesaro

Diego Gioacchini, in arte Toi Ahi, ha appena 26 anni, ma già da 10 fa spettacoli in tutta Italia e non solo.  Martedì 24 settembre, Diego vuole festeggiare questo intenso percorso con la sua città e, in occasione della festa del patrono di Pesaro, a partire dalle ore 21,30, attende tutti in piazza del Popolo. Toi Ahi nasce dalla passione per la giocoleria e l’arte di danzare insieme al fuoco, ma, negli anni, l’esibizione pura è stata sostituita dalla volontà di coinvolgere il pubblico in un dialogo tra arte e stupore. Dalla passione nata per gioco, Diego ha costruito uno spettacolo ricco di emozioni che affascina e appassiona per il “caldo brivido” che solo il fuoco è in grado di procurare. Attraverso un turbinio di evoluzioni, che mescolano la manipolazione degli strumenti utilizzati tipicamente dalla tribù Maori al ritmo incalzante della danza, magicamente Diego creerà un’atmosfera che sfida e destreggia le leggi della fisica: fantasie floreali saranno dipinte nella penombra, da folgoranti scintille di fuoco.

Diego, quando e come è iniziata questa passione?

«A 10 anni, già frequentavo il festival degli artisti di strada di Pennabilli: ho iniziato con le palline, ma mai avrei pensato di fare spettacoli! Per caso coinvolsi anche un mio amico: ancora internet non era così diffuso e esempi da cui imparare non ce n’erano. O partivi con un gruppo di giocolieri o niente».

Ma il destino era in agguato?

«Sì, avevo quasi abbandonato l’idea quando ho rivisto questo mio amico che, da internet, mi fece scoprire un mondo da cui imparare tutti i segreti. Da qui mi sono innamorato della tecnica delle “catene”, ovvero le “poi” per i Maori e, sempre per caso, ho conosciuto un gruppo pesarese che faceva giocoleria con il fuoco, che mi ha invitato a partecipare alle loro piccole esibizioni. A quel punto è arrivata la mia prima esibizione alla Fano dei Cesari, esattamente nel 2009».

La “scintilla” era partita?

«Sì. Ho iniziato a cercare, a studiare, ad allenarmi tantissimo, crescendo molto a livello tecnico ed allungando la mia esibizione, arricchendola di diversi elementi scenici e spettacolari».

Ed è partito il passaparola…

«Hanno iniziato ad invitarmi in vari festival: sono stato anche a diverse edizioni della mezzanotte bianca dei bambini, ed ora il mio allenamento sono gli spettacoli. La tecnica ormai è assorbita. Sono stato l’anno scorso in Spagna, al 36esimo congresso nazionale di magia, uno dei più importanti, e poi in Croazia. Tornerò anche quest’anno in Spagna e sto progettando un viaggio in India».

Ma, oggi, non è solo lo spettacolo il fulcro della tua esibizione?

«È partito come un’esibizione, ma oggi, quello a cui tengo, è creare un’atmosfera rituale, dove il pubblico stesso è invitato a partecipare. È il pubblico che mi dà energia in uno spettacolo fisicamente molto impegnativo».

Ma, non è pericoloso?

«La cosa più pericolosa, che spesso non viene presa in considerazione, è l’inalazione dei fumi della combustione, ma mi proteggo con maschere. Le eventuali ustioni non sono più gravi di una bruciatura solare. La parte finale è pericolosa, ma ho le giuste protezioni».

Il gioco è diventato un mestiere?

«In realtà no: sono fisioterapista e sto studiando osteopatia. Sicuramente è una bella passione e attualmente quello che mi piace di più è incontrare il pubblico dopo i miei spettacoli, la curiosità dei bambini: questo va oltre l’esibizione».

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