Un Avaro tra Balzac e Marivaux

In tanti hanno messo in scena l’Avaro, perché dovremmo venire a vedere proprio quello in scena a Fano?  <Perché è il più bello! (risponde ridendo Alessandro Benvenuti) So soltanto che il pubblico non si accorge nemmeno che siano passate due ore e so che stiamo dando una versione di Molière davvero unica.>
Benvenuti sarà dunque il protagonista de L’Avaro di Molière, in scena al Teatro della Fortuna di Fano da venerdì 13 a domenica 15 gennaio, diretto da Ugo Chiti che firma una rilettura moderna di un classico immortale, riuscendo a raccontare il presente, senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni. L’opera, più che sull’azione, si basa sui sentimenti, sui moti dell’animo, ma quanto sentimento c’è in un avaro? <La cosa che colpisce di più in questa versione, dal punto di vista psicologico, è il dolore di Arpagone per non avere un figlio che comprenda l’importanza del denaro e la sua gestione intelligente. – risponde Benvenuti – La sua pseudo umanità sta proprio in quel dolore, giusta o no questo è un altro paio di maniche. La figlia, come per gli uomini dell’epoca e purtroppo talvolta anche oggi, è come fosse un essere inferiore, ma nell’epilogo finale, di Chiti, la prima persona che lui chiama, nel momento di pericolo, è proprio la figlia. Una contraddizione interessante, fatta con eleganza, senza troppe sottolineature.>
L’Avaro è uno dei testi più divertenti in assoluto, proprio per l’uso, da parte di Molière, di tutti i “luoghi comuni” del teatro comico. Dopo il successo del Malato immaginario Arca Azzurra Teatro sceglie ancora Molière, ancora nell’adattamento sempre rispettoso e spesso illuminante di Ugo Chiti e aggiunge la grande cifra attoriale di Alessandro Benvenuti. Chiti riesce a produrre una “sintesi” dal linguaggio forte e crudo, ma comicissimo, scavando nelle psicologie dei personaggi anche grazie alla assoluta corrispondenza dell’uso che fa della parola teatrale nelle sue messe in scena.

Quali sono le linee di rilettura che ha adottato Chiti?
<Un Avaro che ha delle venature assolutamente attuali: sintetizzando, rendendo molto più veloce e rapida l’azione, dando un piglio di modernità ad un classico assolutamente pop. I 5 atti sono diventati 2 e si è inventato un prologo e un epilogo in stile Balzac. Ha ampliato gli intrecci sentimentali ispirandosi a Marivaux, arricchendo la trama. Insomma, una rilettura molto intelligente secondo me e il plauso del pubblico ne è la prova.>

Ma che cosa è un avaro oggi? <Uno che difende il suo patrimonio, come allora, ma oggi è accentuato nella paura dell’altro, del diverso. E’ arroccarsi nel passato, senza capire quanto il mondo sia cambiato, senza tenere presente che non dipendono da noi questi cambiamenti. Usiamo il mondo in maniera sconsiderata e la terra ci risponde, a modo suo. Ci sono pochi ricchi ora e questo ci fa capire quanta difesa si mette nel proteggere il proprio capitale, unita alla sete di potere.>

I toscani di solito non sono avari, Benvenuti è avaro? <Vengo da 30 anni di trilogia dei Gori: Nonno Annibale difendeva la braciolina e Arpagone difende i ducati. Ma per me questa è un’occasione di studio: tutti mi hanno stimolato a fare dei classici, ora che ho acquisito esperienza, e quindi ho deciso di confrontarmi, accettando con serenità questa sfida: ora sto iniziando a divertirmi in questo Avaro, iniziando ad avere le pieghe giuste del corpo, delle mani, degli occhi, della voce. Ogni spettacolo cambio voce! Per fare questo non basta un mese di prove, bisogna avere la voglia di scavare e poi l’intelligenza per trovare soluzioni.>

Abituato ad essere anche regista, le è venuta mai la voglia di intervenire sulle indicazioni che le dava Chiti?
<Dipende dai registi, in questo caso Ugo non mi dirige come dirige gli altri attori, si fida di me. Anche con Ronconi ho fatto il mio viaggio nel personaggio da solo. Mi è successo solo una volta, con Iodice, nei Costruttori di Imperi di Vian, che ho fatto solo quello che voleva lui. Con Ugo siamo fratelli di sangue, sa che non andrò mai fuori dal seminato e io so cosa vuole lui da me.>

 

Sabato 14 gennaio alle ore 18 al Teatro della Fortuna, l’appuntamento è con la compagnia seguito da un “apericena” al costo di 5 euro. FANOTEATRO, è realizzata in collaborazione con AMAT e con il contributo del Comune di Fano, della Regione Marche e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Info: Teatro della Fortuna: 0721.800750 Inizio spettacoli: venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17.

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