Un/Dress, la migrazione del tessuto

Di scena la danza, mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio, per TeatrOltre a Pesaro: alla Chiesa dell’Annunziata, ore 21, l’appuntamento è con il dittico di Masako Matsushita Un/Dress, un lavoro dove la fusione tra corpo e tessuto dà vita a un dipinto in movimento, e di Fabio Novembrini When I was in Stoccolma, coreografia presentata in anteprima che evoca libertà e gioia. (info: i giorni di spettacolo dalle ore 20 biglietteria Chiesa dell’Annunziata 334 3193717).

Un/Dress è una costante trasformazione che si confronta sul ruolo del tessuto/oggetto femminile e del corpo, presentando un’indagine sulla migrazione del tessuto ed esplorandone il cambiamento nella società odierna. When I was in Stoccolma, di Fabio Novembrini, nasce dalla volontà di creare un momento di condivisione e apertura per mettere in scena un corpo politico non individualistico capace di una rinnovata auto-consapevolezza; una trasformazione capace di evocare desiderio, libertà, gioia, cambiamento.

Un atteso ritorno a Pesaro per la coreografa e danzatrice italo-giapponese Masako Matsushita: «Sono molto felice di portare questo mio nuovo lavoro a Pesaro: è forse un po’ diverso dal solito, ma si capisce bene che c’è la mia firma. Non do per scontato chi ci sarà e quindi ogni volta è una grande emozione e una bella sorpresa ritrovare tutti».

Prosegue la tua ricerca, dove stai lavorando ora?

«Ora faccio parte di un progetto Europeo che si chiama Dancing Museum al quale partecipano vari paesi, Olanda, Repubblica Ceca, Spagna, Francia, Inghilterra e Italia di cui sono la rappresentante. Lavoriamo all’interno di strutture museali per capire come il corpo può fare da tramite tra l’opera d’arte e il fruitore».

Come sei arrivata ad Un/dressed?

«Questa coreografia ha già 5 anni di vita, ma la cosa bella è che è come un dipinto su tela al quale è possibile aggiungere sempre qualcosa. È nato nel 2012 a Londra e lì aveva la sua forma primordiale di 7 minuti. Ha girato per 3 anni così, in moltissimi paesi europei, fino all’incontro con una storica del tessuto come Lesley Millar, conosciuta grazie ad Amat. Con lei ho avuto modo di poter discutere di questo lavoro e mi ha stimolato ad integrarlo».

Su cosa si basa?

«Indaga la migrazione del tessuto: dal semplice fatto che il tessuto si sposta quando ci vestiamo o svestiamo, migra e percorre la pelle, fino al luogo dove lo appoggerai e questo è anche un modo per vedere il tessuto nello spazio, così come noi che viaggiamo e raccogliamo storie del nostro vissuto».

Tessuto, ma anche pelle come tessuto?

«Sì, si creano delle trasformazioni di immagini sia richiamando luoghi che richiamando il tessuto della propria pelle. Ora la performance si è arricchita di ulteriori suggestioni, di ambienti, dove io agisco e che stimolano lo spettatore a riflettere».

Insieme a te un altro giovane coreografo?

«Ho scelto di condividere la serata con lui perché è un coreografo molto giovane, che ho conosciuto al Balletto di Toscana. È un danzatore all’inizio della sua carriera coreografica e ha già lavorato con me. Il suo pezzo sarà un’anteprima: ci tenevo a proporre un confronto sia tra uomo e donna che tra esperienze diverse».

Nel futuro, ancora lavori all’estero?

«Preferisco sempre avere la possibilità di potermi confrontare con diverse culture, tradizioni e modi di pensare che nutrono e tengono sempre la mente aperta. Oggi credo che ci siano diverse possibilità anche in Italia comunque. Bisogna lavorare sodo, seminare e coltivare tanto, e aspettare che il tempo porti i frutti, senza avere fretta».

 

 

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