un “enigma” per Ottavia Piccolo

Un’altra residenza per il Comunale di Cagli che ospita il riallestimento di “Enigma. Niente significa mai una cosa sola” di Stefano Massini, interpretato da Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi che ne cura anche la regia. In scena una vicenda personale e collettiva che si svolge sullo sfondo della caduta del muro di Berlino vent’anni dopo il 9 novembre 1989.

Una nuova avventura per Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi, con debutto l’8 novembre. Da Processo a Dio, alla Commedia di Candido, ad Anna Politkovskaja, da 7 minuti a Occident Express, questo è sesto testo del drammaturgo fiorentino, messo in scena dalla Piccolo.

Cosa la affascina dei testi di Massini?

<Massini, come sempre, riesce a raccontare la contemporaneità in modo non banale, ma con profondità e attenzione a quello che c’è intorno. Avevamo già sperimentato delle letture che non era stato possibile mettere compiutamente in scena, è per me adesso una gioia poterlo presentare al pubblico, come tornare a lavorare con Silvano Piccardi: è la quinta produzione che condividiamo assieme e della quale firma la regia.>

Un affascinante enigma?

<Massini lo scrisse nel 2009, nei 20 anni della caduta del muro di Berlino: i due personaggi si incontrano casualmente, ma piano piano si scoprirà come questo incontro non è per nulla casuale. I due, che capiamo aver vissuto nella Berlino Est, non riescono a trovare una collocazione e vivono un grande spaesamento: dopo 40 anni di regime totalitario non riescono più ad avere riferimenti, tutto quello che avevano pensato e in cui avevano creduto non c’è più…>

Un tema assolutamente contemporaneo..

<Quando ho letto per la prima volta questo testo ho pensato ai miei genitori, nati e cresciuti durante il fascismo e alla loro difficoltà di riadattarsi: persone modeste che hanno fatto fatica a ricostruirsi e recuperare una dimensione sociale. C’è anche un nuovo termine che definisce la sensazione provata da queste persone “nostalgia dell’est”: qualche anno fa diedero il Nobel a Svetlana Aleksievic per il suo racconto sull’Unione Sovietica. In tutti i paesi che hanno cambiato regime è tuttora presente questo spaesamento.>

Rispetto ai classici è un modo per soffermarsi sulla realtà?

<Ci sono dei testi che sono eterni: Shakespeare, tolto il contesto sociale che non ci corrisponde più, parla anche di sentimenti umani, vita, morte e potere: questi sono meccanismi sempre attuali. Diciamo però che nel teatro contemporaneo ci sono argomenti che ti mettono subito in rapporto con la realtà: qui si parla di uno spiazzamento, di non sapere più a che mondo appartieni.>

Un’altra chiave di lettura della pièce riguarda il passato:

<Sì, un passato che continua a pesare fino a modificare le tue cose. Ci sono due chiavi di lettura, la prima sulla curiosità di come va a finire e l’altra su un passato pesante che ritorna a spiazzare i due personaggi.>

Viviamo tutti grandi cambiamenti oggi, soprattutto nelle relazioni?

<Ho un’età per cui viene naturale dire “ai mie tempi..”, non lo so se è vero, ma so che lo diceva mia madre e anche mia nonna. Quei “bei tempi” erano giustificati dall’essere più giovani. Di sicuro il mondo che avevo sognato a 20 anni, senza bandiere, liberi da ogni laccio e catene in un forte progresso dell’umanità non lo ritrovo, anzi, siamo tornati indietro e sono preoccupata.>

Lei è bravissima a riportare in scena grandi personaggi femminili: ce n’è qualcuno in programma?

<Riprenderò la tournée di Occident Express: un testo di Massini che parla di una donna irachena che attraversa la rotta balcanica per andare fino in Svezia. Credo ci siano molte donne che nel silenzio generale abbiano fatto grandi cose. Ne incontro di continuo e vale sempre la pena raccontare le loro storie.>

Botteghino del Teatro: Tel. 0721 781341

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