Un palco “non luogo”

Il palco che diventa un non luogo, liberato dai confini e dal tempo, dove un linguaggio universale permette di svelare identità e assonanze di un’umanità apparentemente diversa da noi. L’attualità irrompe in scena, giovedì 18 e venerdì 19 maggio, alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro con Scusate se non siamo morti in mare, spettacolo diretto da Pablo Solari che prende il titolo da un cartello esposto da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa, proposto nell’ambito di TeatrOltre. Fa un certo effetto intervistare Pablo Solari, figlio di Giampiero Solari e Paola Galassi, dato che l’ho visto praticamente in fasce, quando la mamma se lo portava dietro alle prove dei suoi spettacoli…

il teatro nel Dna?

<Si, l’onere e l’onore di essere cresciuti in teatro, ma è una scelta nata per caso in realtà. Finito lo Scinetifico a Pesaro sono andato a Milano per frequentare Scienze della Comunicazione, pur mantenendo un forte contatto con la scena musicale pesarese. Alla fine però, la spinta per esprimermi l’ho trovata nel teatro. Così mi sono iscritto alla Paolo Grassi e da lì ho avuto importanti incontri come quello con Latella per il progetto “Santa Estasi” dove sono uno dei drammaturghi e quello con Mamimò Teatro che mi sta seguendo e lavora molto bene nel territorio provinciale emiliano che vive una realtà molto simile a quella pesarese ed è un grande punto di riferimento per i giovani. Una cosa forse che manca qui, visto che Pesaro è una realtà fortissima con grande fame di cultura da parte dei giovani.>

Come mai la carriera di regista e non quella di attore?

<La vocazione è vocazione: in teatro come nella musica è questione di vocazione, non è un lavoro che puoi fare per altro se non per l’arte, proprio come una passione invitabile. Regista e non attore è una scelta che si basa sullo sguardo che poni sul teatro: il regista si assume una grande responsabilità, anche se dietro le quinte, e la mia diciamo che è una vocazione alla responsabilità di un obiettivo artistico. Poi conosco bene anche l’arte dell’attore: sono scommesse diverse ma anche molto simili.>

Hai scelto un testo molto particolare e particolarmente attuale, come è nata questa scelta?

<Il testo è nato insieme ad Emanuele Aldrovandi cresciuto anche lui al centro teatrale Mamimò. Da questa idea, abbiamo cercato di capire, rispetto ad un tema così grosso e forte, una tragedia che ti coinvolge ma allo stesso momento scostante perché non puoi capirla fino in fondo, come metterla in scena. Il cinema può viverla attraverso documentari, con un linguaggio realistico, mentre il teatro è il gioco della finzione, quindi il punto di partenza è stata proprio questa distanza unita alla voglia di cercare di comprendere la tragedia perché siamo esseri umani.

Cosa vedremo all’Annunziata?

<Ci siamo inventati una storia con 4 personaggi che sono, in un futuro immaginario, immigrati italiani con uno scafista che a tratti ricorda Prospero della Tempesta, nella magia del viaggio, ma anche cattivissimo e crudele.>

In scena anche due dei vincitori di Italia’s got talent?

<Sì, in scena ci sono Marcello Mocchi e Daniele Pitari, due dei Trejolie, insieme a Luz Beatriz Lattanzi e Matthieu Pastore. Sono ragazzi che lavorano con noi a Mamimò, reduci dal successo televisivo. Speriamo che aiuti a incuriosire di più il pubblico.>

Venerdì 19 maggio, (h18) alla Libreria Il Catalogo di Pesaro avrà luogo l’incontro dal titolo Dialogo sulla drammaturgia contemporanea con Emanuele Aldrovandi (autore teatrale), Pablo Solari (regista) e Mattia Visani (Edizioni CUE press).

Info e biglietti 389 6657785

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