un travolgente Romeo e Giulietta pop rock

Un Romeo e Giulietta che parla davvero alla scena contemporanea, capace di destare attenzione e vivo interesse per una rilettura pop rock del capolavoro tragico shakespeariano, è l’ultimo travolgente lavoro di regia di Andrea Baracco per Khora Teatro, in debutto stagionale al Teatro della Fortuna di Fano.

In una scena abitata da cubi di plexiglass e ferro, 2 strutture a specchio a due piani, simbolo delle due case rivali, Baracco sposta l’azione in un luogo senza tempo che, nel paradosso, vive il tempo frenetico e convulso dei 4 giorni in cui la vicenda si muove. Esiste un prologo, ma non un epilogo: il Principe riassume la trama e poi si ritira nella sua consolle da cui dirigerà i “canti” dell’inesorabile tragedia.

Diversi sono i tagli al testo, reso funzionale alla scelta registica di evidenziarne alcuni aspetti: da quello del “tempo”, che scandisce implacabile le brevi e intense vite, in un flusso temporale scandito dalle morti che si susseguono senza alternativa speranza e che tracimano nel “rapporto generazionale”, il secondo aspetto, gelido e conformista, privo di sentimento e venato di interesse, quasi come se un figlio fosse solo il ruvido prolungamento dell’evolversi della stirpe e dove i genitori rimangono spettatori assenti e distratti.
Da qui, l’approfondimento originale di ognuno dei personaggi, stravolto nell’impatto con un immaginario teatrale che aveva destinato loro un ruolo forse più superficiale e appariscente nei versi.

ROMEO ANTONIO FOLLETTONon ci è mai piaciuto Romeo, ragazzino viziato, volubile ed immaturo, ma il bravissimo Antonio Folletto ce lo fa riscoprire e amare “sotto contraria stella”. Vitale, energico, ardente e brillante, spontaneo e sincero: il suo Romeo è coinvolgente e convincente, febbrile e coraggioso. Vicino a lui Benvolio, chiamato a far da tramite tra le due generazioni e unico a non essere coinvolto in alcun duello, per la sua natura pacifica e forse fin troppo servile: personaggio reso con grande spirito da un ottimo Dario Iubatti.

A Mercuzio va la maggiore curiosità: personaggio trasversale e da sempre preferito dal pubblico. Alessandro Preziosi è straordinario nel rendere appieno la sua ambigua natura: lascivo e provocante, quasi a richiamare il Puk del “Sogno”, quasi pornografico nel suo essere bisex, mai sazio d’amore e passionale, divertente e magnetico, ipnotico come nel sogno della perversa Regina Mab che tesse una tragica tela di ragno PREZIOSI MERCUZIOintorno ai protagonisti. “Traboccante di tragicità e comicità” come ha affermato lo stesso interprete, il Mercuzio di Preziosi sottolinea la sua incontinenza, la sua poetica ribellione alle convenzioni, l’istintivo istinto dell’amore che non distingue generi, vivendo solo di una quasi innaturale passione che lo brucia di un ardore selvaggio e senza limiti.

Curioso e innovativo anche il Frate Lorenzo del bravo Gabriele Portoghese: presenza in bianco che si muove quasi solo sui “carrelli” che attraversano la scena, su cui viene costruita una “chiesetta simbolo”, rappresentata da una “sedia/inginocchiatoio” e un’icona grottesca da “corriera per Lourdes”. Ascoltatore e amico, consigliere e amante dell’amore, anche lui è abile nel proporre un personaggio diverso dal solito.

Tutti gli attori si muovono in questa atmosfera pop-rock, allietata dalle note di “Amore che vieni, amore che vai” con un finale sorprendente sulle note ironiche di “Rock n Roll Suicide” di David Bowie. Un finale che non sveleremo, per non togliere la sorpresa, ma che rinnova lo stupore di uno spettacolo di piacevole e compartecipe visione.

Si sarà notata la mancanza di giudizio, finora, su Giulietta: Lucia Lavia è una giovane di talento che però non ci ha convinto: non ci ha convinto la sua rabbia, che si manifesta fin dai primi momenti, senza che il personaggio viva davvero la sua trasformazione in questo spazio temporale breve, ma intenso. Forse troppo poco tempo per introitare il personaggio di Giulietta dopo l’interpretazione di Madame Bovary? Un’interpretazione che, rimanendo nell’ambito scespiriano, si rifà più ad una Lady Macbeth che ad una giovane adolescente. Per quanto la maturità di Giulietta sia superiore a quella di Romeo, la Lavia è un po’ troppo sopra le righe, tanto da offuscare il risalto drammatico della scena in cui decide di bere la “pozione” di Frate Lorenzo. Sappiamo bene che è una delle parti più difficili del teatro di tutti i tempi e ci auspichiamo che questa Giulietta recuperi un poco di quella leggerezza adolescenziale almeno all’inizio, quando la breve storia d’amore compie i primi passi nell’incoscienza della giovinezza, quando “c’è più pericolo nei suoi occhi che non in venti delle spade dei Capuleti”.

Un plauso generale a tutti gli altri interpreti tra cui sottolineiamo la Balia Elisa Di Eusanio, il padre Capuleti Woody Neri, Laurence Mazzoni (Tebaldo), Mauro Conte (Paride) fino al prezioso cameo del Principe/dj Giacomo Vezzani.

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