Un Sogno che si ripete…

Ultimo appuntamento della stagione del Teatro della Fortuna, che propone, da questa sera a domenica 7 aprile, “Sogno di una notte di mezza estate” un vero e proprio must del Teatro dell’Elfo per la regia di Elio De Capitani. Lo spettacolo sarà in scena anche al Teatro Lauro Rossi di Macerata il 9 e 10 aprile.
La regia di Elio De Capitani, con tocco leggero, riesce ad amalgamare felicemente la solarità della commedia dei quattro giovani amanti con le ombre d’inquietudine proiettate dal mondo degli spiriti guidati dall’imprevedibile folletto Puck. Terreno ideale per sperimentare, divertire e divertirsi, mettere alla prova giovani talenti e nuovi ensemble, quello dell’Elfo è un “sogno” che si ripete nel quale ritornano memorie, tracce e citazioni del passato. La compagnia incontrerà il pubblico a Fano sabato 6 aprile alle ore 18 presso il Teatro della Fortuna.

De Capitani: è un Sogno che si ripete per il Teatro dell’Elfo?

«Sì e si ripete sempre diverso perché ogni volta che arriva un attore, e qui ce ne sono un paio arrivati davvero in corsa, lo spettacolo assume forme nuove e si rimodella. Dai giovani agli interpreti “storici” della nostra compagnia, vecchie glorie, sono tutti veramente bravissimi. Visivamente, poi, lo spettacolo muta in continuazione: a me e Ferdinando Bruni ci prendono, ogni tanto, idee bizzarre e abbiamo cambiato scene per ben 3 volte.

Questa seconda versione del Sogno è stata dichiarata di leggerezza mozartiana…

«Certo e Mozart era anche eros, un “personaggino” di leggerezza con una zampata erotica. Rispetto alla primissima versione musical di Salvatores, io ho fatto prima un Sogno particolarmente oscuro, dark, che grattava via tutto il rosa e poi, nel ’97 a Verona, abbiamo deciso di farne una versione più frivola e divertente, goliardica. Era estate e volevamo divertirci: pensavamo finisse lì e invece ha avuto un tale successo che vive ancora. Poi, da quando sono uscito dal cast ci lavoro in continuazione e ogni volta diventa una macchina sempre più infernale!».

Necessario per farlo vivere?

«Esattamente: perché lo spettacolo non diventi mai routine, nemmeno per un secondo e fino ad ora lo è stato, sia perché diversi attori, negli anni, sono stati cambiati o perché, tra una ripresa e l’altra, lavorano anche ad altri spettacoli. È un gioco continuo e ha raggiunto una maturità scenica notevolissima».

L’erotismo che pervade il testo, sempre esplicitato nel suo lavoro, crea reazioni diverse nel pubblico?

«Certo ci sono persone che partono dal pregiudizio che Shakespeare non possa essere volgare. Molti non sanno invece, che molti dei termini usati per gli organi genitali li conosciamo grazie al Bardo, grazie al suo fantastico gioco di doppi sensi, nel Sogno in particolare. Tutti i riferimenti del testo sono una continua esplosione dell’eros, solo che l’800 lo ha represso, al punto che in alcune traduzioni si emendava. Prendiamo ad esempio la “Divina commedia” che già nel titolo è un ossimoro blasfemo: è scritto in volgare, che sta per lingua parlata in strada, esattamente come Shakespeare che prendeva ispirazione dal popolo, dalla strada».

In scena e in regia, a volte in entrambi i ruoli: dove si sente più a suo agio?

«Finora dicevo che il regista era il ruolo del mal di pancia, in platea con la tensione, mentre recitare ti dà uno sfogo incredibile, sul palco non c’è altro, ti dimentichi tutto. Nella vita di tutti i giorni inseguiamo qualcosa di assoluto, e spesso non si compie, l’attore questa sensazione di assoluto la acchiappa in pieno sulla scena. La regia è prendere il lavoro che fai su un autore e consegnarlo al pubblico attraverso altri: per questo anche i giudizi a volte sono diversi, perché vediamo solo metà dell’opera. Oggi ho trovato un equilibrio preparando gli spettacoli con larghissimo anticipo (anche 6 mesi prima), avendo quindi il tempo di sfatare “il debutto” e tornarci con calma a ragionare, con uno sguardo diverso, privo di ansia, e costruttivo».

A Fano, sul palco del Teatro della Fortuna un gruppo “squinternato” di aspiranti attori, guidati dalle presenze storiche e indispensabili di Luca Toracca e Corinna Agustoni, ai quali si sono affiancati Lorenzo Fontana e Marco Bonadei. Negli anni si è via via rinnovato anche il cast degli elfi, delle fate e dei giovani amanti: Enzo Curcurù nel ruolo di Teseo-Oberon si è ben inserito nel gruppo di interpreti che hanno trascinato al successo lo spettacolo già a partire dal 2010 (Sara Borsarelli, Giuseppe Amato, Clio Cipolletta, Loris Fabiani, Domenico Florio, Sarah Nicolucci).

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