un viaggio autobiografico nel romanzo mai scritto di Pasolini

E’ un concentrato di energia e vitalità: Francesca Benedetti, grande signora del teatro italiano, torna questa sera nella sua amata città natale, Urbino, per proporre al Teatro Sanzio “L’indecenza e la forma. Pasolini nella stanza della tortura”, nuovo testo scritto da Giuseppe Manfridi, ultimo appuntamento urbinate di TeatrOltre. Un testo polifonico a più voci, tutte affidate alla Benedetti, per un viaggio dal reale autobiografico a quel “romanzo mai scritto” in cui Pasolini rivive i suoi rapporti con la madre e il padre in una sorta di incubo feroce, un “caos” involontario che lo porta all’autodistruzione.

Quasi un appuntamento fisso con Urbino?

<È sempre un grande avvenimento. Mentre mi stavo avvicinando oggi, da Pesaro, e ho visto comparire la sagoma della città, mi veniva di fare come facevo con le figlie di Rotondi, lo storico che ha salvato tante opere d’arte a Sassocorvaro: chiamavamo Urbino, la invocavamo a gran voce.>

Ogni volta un’emozione fortissima?

<Ho tanti bellissimi ricordi e anche un po’ di rimpianti a non essere potuta rimanere. È un po’ cambiata però: c’è un kebab al posto di quello che vendeva la nostra “crescia” e questa è una cosa che mi dispiace moltissimo!>

Uno spettacolo molto “duro” questa sera?

<Sì, molto duro: è anche un omaggio a Testori che scrisse per me in tempi straordinari, nel ’68, quando c’era un vento di trasgressione molto forte e vide in me l’interprete ideale della sua Lady Macbeth. Ho spinto l’autore di questo testo a fare qualcosa che avesse quella pregnanza di senso, un viaggio nell’orrore: è Pasolini che te lo indica con questo istinto aggressivo e autolesionista che lo ha guidato per tutta la vita.>

Sarà un Pasolini in forma rap tra indecenza e forma?

<Tutta l’indecenza che erano i suoi rapporti con corpi senza anima, perché la sua anima era tutta per la madre. Tutto il rapporto di una famiglia nei confronti di un essere ancora acerbo con una madre forse molto possessiva, ma che si è sacrificata per lui. L’amore disperato fra una madre e un figlio che ha riposto in lei tutta la sua tenerezza e la voglia di purezza, riversando sul sesso tutta la violenza. Ma c’è anche un discorso ampio sui rapporti famigliari che riguarda tutti. >

Sono passati oltre 40 anni dalla morte di Pasolini: eppure ha ancora una forte, disperata vitalità…

<Lui è ancora presente naturalmente: era una figura forte, un cero sacrificale che attraverso questa forma di disperata vitalità entrava nelle pieghe della Società per certificare tutte le deviazioni e gli orrori. In pochi hanno saputo leggere queste cose come lui. Le masse che ora fremono non sono più quelle di allora, creature primigenie, aurorali: ora sono tutti più indottrinati e sono ancora più terribili.>

Le sue sono sempre scelte particolari, dopo Céline Pasolini..

<Ho ancora l’ombra di Testori sulla mia testa: quando me ne libererò farò solo cose dolcissime. È comunque uno dei miei lati: io sono dolcissima, ma la mia vocazione artistica va verso l’opposizione. Vorrei frequentare anche l’altro lato, magari la prossima volta che vengo a Urbino: noi marchigiani siamo testardi, abbiamo poche paratie davanti agli occhi, basti pensare a come era apocalittico Leopardi.>

Info: Teatro Sanzio 0722 2281. Inizio spettacolo ore 21.

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