Una danza che racconta Rossini

Spazio alla danza nel cartellone del Teatro Sanzio di Urbino, il 13 novembre alle ore 21, con Spellbound Contemporary Ballet, espressione di punta della scena contemporanea italiana, e il suo “Rossini Ouvertures”, un lavoro che celebra la figura artistica e umana di Gioachino Rossini, coreografato da Mauro Astolfi e prodotto nel 2018 per i 150 anni dalla morte del Maestro. Un intenso affresco sulla vita e le opere di Rossini di delicata e raffinata bellezza, che coniuga la musica all’azione, al sogno, all’ebrezza di volare sulla musica: dai suoi esordi alla sua passione per la cucina, attraverso le Ouverture più famose fino allo Stabat Mater.

A un anno dal debutto di Pesaro: come è stato accolto lo spettacolo sui palcoscenici internazionali?
«È stato sempre un successo! Considerando poi che con l’aiuto di questa grande musica ti trovi già la strada spianata. Soprattutto all’estero, hanno apprezzato molto un “made in Italy” composto da musica storicamente e tipicamente italiana con un impatto e una forza così spettacolari».

Non solo danzare, ma “essere” le note di Rossini, una magia che solo la danza può operare?
«È stata una alchimia vincente, una specie di magia sotto ogni punto di vista: lo spettacolo ha funzionato anche dove, normalmente, la critica si sarebbe potuta dividere, forse grazie alla riconoscibilità di un percorso che racconta la vita di Rossini. Posso dire che è la produzione che, insieme a Carmina Burana, ha più caratterizzato il successo della compagnia, mettendo d’accordo tutti!».

Creare una coreografia è per lei un viaggio dentro sé stesso: nel caso di Rossini quale è stato il viaggio?
«Dal punto di vista autobiografico, ho toccato il suo sentimento di condivisone con la morte: non mi appartiene, ma il suo rifugiarsi in un mondo parallelo, in continuo rapporto con la paura della fine della musica e della sua creatività, mi ha toccato molto. Ho sempre vissuto con la percezione che quando la danza finirà rimarrà nella memoria, ma senza solide tracce: lui era terrorizzato da questo, io no, ma quando fai un lavoro dove la creatività scorre a fiumi, ti chiedi spesso quanto durerà e quanto ne sarai in grado. Rossini aveva paura di perdere la sua vena compositiva e mi ha permesso di approfondire il lato oscuro della paura del dopo».

A Urbino terrà una masterclass: avendo contatti con diversi danzatori nel mondo, cosa suggerisce ai giovani?
«A chi veramente ha voglia, io consiglio solo di lavorare sul presente, perché le nuove generazioni sono molto più rapide nel raggiungere la qualità, ma la loro struttura fisica e psicologica vive proiettata nel futuro e spesso non riesce a gestire un insuccesso o un infortunio. Se si danza è perché non si può non farlo: chi vive così avrà risultati reali».

Quali i progetti nell’immediato futuro?
«Stiamo entrando nel 25esimo anno di Spellbound e stiamo lavorando ad uno spettacolo che vedrà, insieme a me, altri due coreografi: Marcos Morau direttore artistico de La Veronal e Marco Goecke attuale direttore artistico di Hannover, in tour dall’estate 2020. Personalmente, debutterò a marzo con una nuova coreografia nel teatro di Trier, in Germania».

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