Valentina Lodovini: tutta casa, letto e chiesa…

Valentina Lodovini, volto fra più popolari del cinema italiano, giunge nelle Marche come interprete di “Tutta casa, letto e chiesa”, manifesto sulla condizione femminile di Dario Fo e Franca Rame. Interprete di numerose serie televisive, David di Donatello come migliore attrice non protagonista per il ruolo di Maria “Benvenuti al Sud” nel 2011, la Lodovini porta a teatro un testo storico, allestito in oltre trenta nazioni: domenica 20 gennaio sarà al Teatro della Concordia di San Costanzo, primo appuntamento di ScenaRidens, per poi tornare il 19 febbraio nella stagione di Corinaldo.

Valentina, come è nata la sua passione per il teatro, il cinema, per lo spettacolo?

«Praticamente ci sono nata con questa passione, è nelle mie radici. In realtà non ho nessun aneddoto particolare da raccontare, so solo tutto l’amore che provavo nei confronti del cinema, del teatro della letteratura, della poesia, in un rapporto molto intimo, anche di formazione. A 19 anni poi, quando ho dovuto scegliere cosa fare nella vita, ho “provato” a fare l’attrice, frequentando anche delle scuole, per 7 anni».

Di origini toscane: ne ha ereditato anche l’umorismo?

«L’ironia assolutamente sì e per fortuna! Pensa che noia essere un permaloso. È un privilegio l’ironia!».

Per il teatro come sceglie i testi?

«Esattamente come faccio per il cinema; li divido tra belli e brutti, non esistono altre sfumature. Poi possono modificarsi e subire evoluzioni o involuzioni, ma cerco sempre qualcosa di interessante e importante da raccontare, anche quando si tratta di una sfida, soprattutto se è una sfida. È naturale poi che siano proprio nei bei testi le sfide».

Che cosa è la comicità: esistono differenze tra quella maschile e quella femminile?

«Non sono una comica, parlo da attrice comica, da interprete che si adegua al ruolo, ed è tutta una questione di ritmo. Devi crederci fino in fondo: spesso in una commedia il personaggio vive un dramma e quindi la commedia comporta sempre un doppio lavoro. Devi essere vero e usare tempi particolari per sottolineare la leggerezza all’interno del dramma».

Parliamo di Tutta casa letto e chiesa: anche qui il “dramma femminile”…

«Si ride tanto, come in tutte le commedie scritte bene: più sono crudeli e più ridi, anche se poi ti arriva un pugno nello stomaco e sei costretto a riflettere. In questo testo c’è molta intelligenza, ma anche lucidità, sofferenza e purezza».

L’ironia può essere un modo per intaccare il pregiudizio sulle donne?

«Certo perché no, ironia e consapevolezza, poi ci sono anche altri modi, ovviamente, ma l’arma della consapevolezza è importante e se la usi a tuo favore riesci a non farti limitare dai limiti degli altri».

L’ironia fa parte della nostra cultura?

«Credo sia uno dei punti di forza degli artisti italiani: saper vedere la realtà in una diversa visione. Lo testimonia il cinema del dopoguerra, gli anni d’oro del cinema. Da nord a sud noi italiani abbiamo la giusta dose di fantasia e umorismo, per vivere, nonostante tutto, nelle nostre contraddizioni, come diceva anche Gaber».

La sua carriera viaggia contemporaneamente su più fronti, quali i suoi progetti futuri?

«Il 7 febbraio uscirà il film che mi vede insieme a Fabio De Luigi, “10 giorni senza mamma”, diretto da Alessandro Genovesi, mentre il 21 febbraio torno in tv con “I figli del destino”, dove ho solo un cameo, ma è una storia molto bella ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale. Tengo molto alla nostra memoria e credo ce ne sia bisogno, soprattutto in questo periodo».

 

 

 

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