Van Gogh – Tra il grano e il cielo

“Van Gogh – Tra il Grano e il Cielo” è l’ultima opera del regista pesarese Giovanni Piscaglia, scritto da Matteo Moneta con la consulenza scientifica e la partecipazione di Marco Goldin, che sarà proiettato in 330 sale in tutta Italia dal 9 all’11 aprile e, a seguire, sugli schermi di altri 50 paesi del mondo. La particolarità di questa pellicola è la rilettura sensibile e profonda del grande artista, attraverso gli occhi della sua più grande collezionista, Helene Kröller-Müller, partendo dalle immagini della mostra di Vicenza, che ha lo stesso titolo del film, per giungere ad uno sguardo più intimo, in profonda connessione con l’uomo.

Questo film su Van Gogh, parte da un punto di vista sentimentale prima di tutto?

<Sì decisamente: il lavoro è stato proprio quello di cercare una interazione psicologica e sentimentale con l’artista, spazzando via tutti i preconcetti e cliché che il mito di Van Gogh porta con sé. Quanto più ci si spinge nella leggenda, tanto più ci si allontana dal personaggio. Volevamo raccontarlo in un modo più intimo, rispettando il personaggio che emerge anche dalle sue lettere: un viaggio che è da una parte una documentazione di questa doppia lettura e dall’altro una connessione con le suggestioni del suo sguardo.>

Uno sguardo che va oltre l’apparenza e segna un percorso profondo?

<Esattamente: per portare avanti questa connessione ho dovuto mettermi davanti alle situazioni che ha vissuto, cercando le tracce di ciò che lui può aver visto e sentito. Mi piace pensare che lo sguardo si sedimenti anche fisicamente sui soggetti da lui ritratti o nei luoghi dove ha vissuto. Van Gogh è diventato un medium per stabilire un contatto con quei luoghi, diventati snodi tra realtà sensibile e realtà interiore.>

Un percorso che attraversa l’uomo, il suo sentire, quasi più vicino ad un’opera teatrale?

<C’è un andamento drammaturgico nel film, in un graduale avvicinamento: dallo sguardo a posteriori dell’inizio, dalla collezione della Müller, ai luoghi, in una identificazione sempre maggiore tra l’occhio dello spettatore e l’occhio di Van Gogh. Questo è il motivo per cui ho costruito un finale molto emotivo e partecipato.>

La sua esperienza di visual artist ha sviluppato un feeling ancora più intimo con Van Gogh?

<Nel mio approccio ha influito sicuramente, tra il lavoro di documentarista e quello di fruitore dell’arte. Per Sky Arte, di solito scrivo i testi dei miei documentari: mi piace molto studiare la materia artistica per poi costruire un linguaggio con cui restituire allo spettatore i contenuti. Artista o non artista, sicuramente la mia vita è intrisa di arte, una passione trainante che coltivo fin da piccolo. Mi piace cercare di raccontarla in modo personale e non convenzionale.>

Qual è il legame che ci unisce ancora a Van Gogh?

<La sua lezione di vita: è stato ghettizzato come “un pazzo”, ma in realtà, al di là della vocazione e dell’urgenza che aveva, è stata importante la lotta che ha fatto con sé stesso, la disciplina che si è imposto. Una lezione di modestia, ma anche di grande concentrazione e attenzione verso il mondo, questo suo cercare di vedere Dio attraverso la realtà che, quasi francescanamente, gli faceva vedere il meglio di tutte le cose.>

Film o docufilm?

<Un documentario raramente ha l’ambizione e la capacità di toccare le corde del sentimento: il registro di questo film attraversa i generi. Il documentario poteva fermarsi al racconto della mostra e del museo: in realtà qui si costruisce un mondo di suggestioni e questo è, di solito, ciò che fa un film.>

Una produzione realizzata da 3D Produzioni e Nexo Digital, con la partecipazione straordinaria di Valeria Bruni Tedeschi e la colonna sonora originale firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino. Un docu film di grande fascino che scopre e rivela lo sguardo del grande artista.

Media partner Radio Capital, Sky Arte HD, ARTE.it e MYmovies.it.

Elenco sale disponibili:

http://www.nexodigital.it/van-gogh-tra-il-grano-e-il-cielo/

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