Walter Ricci: un concerto imprevedibile

La musica è un viaggio infinito, che porta lungo destinazioni a volte note, a volte impreviste, fino a arrivare al Cartoceto Dop Festival con il secondo appuntamento con la musica d’autore, domenica 11 novembre ore 18.30 al Teatro del Trionfo, con il Walter Ricci Quartet. Ospite del crooner partenopeo un big del calibro di Fabrizio Bosso, per un concerto “d’amore, carnalità e passione” tra sonorità jazz e melodie popolari. «È un musicista completo, ha una grande padronanza armonica e suona molto bene anche il pianoforte» commenta Bosso che, da quando lo ha conosciuto, lo ha coinvolto in diversi suoi progetti. «Torno sempre molto volentieri nelle Marche – prosegue Bosso – ho un grande legame con questa regione. Non avevo neanche vent’anni quando ho iniziato a frequentarle con Marco Renzi, poi con Paolo Di Sabatino e con i miei gruppi. Penso che ci sia una qualità della vita altissima: paesi tenuti benissimo, teatri meravigliosi in cui si suona molto bene e poi un pubblico sicuramente competente».

Con una attenzione particolare alle sonorità moderne, all’improvvisazione e con un occhio alle contaminazioni, Walter Ricci propone un concerto dagli sviluppi imprevedibili.

Lei proviene da una famiglia di musicisti: la musica nel dna?

«Quando dall’alto si decide qualcosa…Non è accaduto solo a me, ma a molti altri musicisti. Io sono stato fortunato con un padre musicista che mi ha fatto muovere i primi passi già a 7, 8 anni. È nato tutto per gioco».

E qual è il primo strumento che ha preso in mano?

«Una chitarra, mio padre aveva sempre la chitarra addosso, pure quando si lavava i denti! E ce l’ha tuttora, quindi probabilmente per spirito di imitazione».

Musicisti si nasce o si diventa?

«Questo è un bel dilemma che non riesco a chiarire. Sicuramente un briciolo di passione la devi avere per intraprendere un percorso musicale, oltre allo studio e la pazienza. Poi essere molto coerenti e costanti: questa è la cosa che paga di più in questo mestiere».

Quali sono gli artisti che più l’hanno ispirata?

«Prima di ascoltare il jazz ho ascoltato tante altre cose e continuo a farlo: da Stevie Wonder ai Queen e i gruppi di cui era appassionato mio padre, Beatles o Led Zeppelin. Molto rock da piccolo. Dopo pochissimo è arrivato il jazz, tramite un amico di mio padre Bruno Mancini che mi ha fatto conoscere Freddie Hubbard che è stato un po’ quello che ha spianato la strada e mi ha fatto appassionare, ma sono sempre molto aperto».

Giovane, ma con tante collaborazioni già alle spalle: c’è un sogno ancora da realizzare?

«Ce ne sono tanti: il primo è un disco e il mio uscirà nel 2019. Poi… riempire uno stadio? Quello potrebbe essere importante per fare arrivare la mia musica a più persone possibili. Poi quelli più personali come suonare o cantare con grandi artisti. Sono anche un appassionato di colonne sonore».

Quali influenze ha avuto Napoli nella sua musica?

«È stato fondamentale, ho iniziato cantando classici napoletani: fin dalle mie prime esibizioni ho sentito il rapporto col pubblico, già a 11 anni! Negli ultimi anni c’è stato un ritorno alle mie radici, alle melodie del passato. Ho riascoltato Sergio Bruni, tra gli altri, che non ha nulla da invidiare a Frank Sinatra e riconosco dentro di me questa tradizione».

Come è nato il Walter Ricci quartet?

«Molto naturalmente: 4 o 5 anni fa mi sono trasferito a Roma e avevo voglia di fare cose nuove, musica che avevo abbandonato. Così ho incontrato un eccellente contrabbassista come Daniele Sorrentino, un veterano della batteria come Lorenzo Tucci e, tramite Mario Biondi, un grande chitarrista come Michele Bianchi».

E a Cartoceto sarà con Fabrizio Bosso…

«Lui è sempre stato il mio mentore, colui che ha creduto in me da quando mi ha incontrato, a 15 anni e mi ha fatto conoscere tante persone, coinvolgendomi in progetti importanti. Abbiamo un rapporto di amicizia molto bello e profondo».

Cosa ci aspetta a Cartoceto??

«Un concerto molto sincero, nulla di costruito. Brani che amiamo e cose che decideremo di fare anche lì per lì. Un concerto d’amore, carnalità e passione: tutto in modo molto naturale che nasce dalla nostra pura empatia musicale».

 

 

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