Il western teatrale di Agrupación Señor Serrano

TeatrOltre propone, questa sera alle ore 21 al Teatro Sperimentale di Pesaro, uno degli spettacoli più attesi della stagione teatrale: “A house in Asia” di Agrupación Señor Serrano, geniale gruppo catalano vincitore del Leone d’argento per l’innovazione teatrale alla Biennale di Venezia 2015. Un’esperienza unica nel suo genere, un dispositivo esplosivo fatto di modellini in scala, proiezioni video, regia in presa diretta e performance, in un miracoloso incontro tra teatro e cinema. Una sorta di western teatrale che mescola mondi virtuali e performance per raccontare la caccia all’uomo più importante del XXI secolo: la localizzazione e la cattura di Osama Bin Laden. Ne parliamo con Pau Palacios uno dei creatori di questo singolare spettacolo:

Un modo unico e particolare di fare teatro il vostro?

<Come compagnia siamo nati nel 2006 e facevamo teatro contemporaneo, con performer, ballerini ecc, ma dopo il 2010 abbiamo avuto una crisi creativa e abbiamo deciso di cambiare tutto. I video li abbiamo sempre usati, come elemento aggiuntivo, e, visto che questo linguaggio è così vicino a tutti noi, abbiamo deciso di vedere cosa succedeva se il video diventava il mezzo principale per raccontare le nostre storie.>

Diversa scrittura quindi?

<Sì, abbiamo visto che questo ci apriva tantissime possibilità: lavorando con oggetti e pupazzetti riuscivamo ad organizzare universi ampli e complessi, e ci permetteva anche di parlare attraverso un linguaggio condiviso in tutto il mondo, senza confini.>

C’è contemporaneità e forte utilizzo di tecnologia?

<La parola non è più l’elemento principale, ma col linguaggio delle arti visive si costruiscono storie molto complesse e molto potenti.>

Una tecnologia che parte dall’artigianato?

<Non volevamo perdere il senso del teatro e l’elemento fisico dal vivo: volevamo solo che la tecnologia servisse per amplificare questo universo, per farlo diventare ancora più grande, solo il virtuale non sarebbe più stato teatro. Invece noi siamo in diretta con la gente che vede come si costruisce questo racconto. Si ha l’impressione che il video rappresenti la realtà, ma è solo una costruzione su base reale: noi, mostrando il trucco, smitizziamo tutto questo.>

La scelta di un tema coma la cattura di Bin Laden?

<In realtà per noi era una scusa parlare di Bin Laden, questo è solo il contesto, ci interessava parlare di più cose: come si costruisce il male, ad esempio, e come si confronta il mondo nella logica dei buoni e dei cattivi.>

Ma qui ci sono indiani e cowboy?

<Durante l’operazione in cui hanno ucciso Bin Laden il suo nome in codice era Geronimo: questo ci ha dato lo spunto per parlare di indiani e cow boy. Ma attenzione: non per paragonare gli arabi agli indiani, ma per parlare dei cow boy, coloro che si ritenevano dalla parte della ragione e della verità contro i brutti selvaggi e assassini.>

Ma non solo…

<C’è un’altra idea di fondo: Moby Dick. La figura dello sceriffo è come quella del Capitano Achab che infuriato e ossessionato si porta dietro tutto l’equipaggio, come gli Stati Uniti che hanno trascinato l’Occidente intero nella caccia a questo “mostro”, perdendo per strada tutti i principi e portando il mondo verso un modo più buio e losco di funzionare.>

Il vostro è ormai un linguaggio riconoscibile?

<Proviamo sempre a non semplificare. Come diceva Bernard Show “per ogni problema complesso c’è una soluzione semplice, ma sicuramente è sbagliata.” Noi cerchiamo sempre di non fermarci alla prima lettura delle cose, ma ne prendiamo distacco e proviamo ad osservare dall’alto il problema, evitando l’ovvio.>

Info: Teatro Sperimentale 0721 387548

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