Aterballetto e Catapult: travolgenti emozioni

Dalla danza di grande emozione contemporanea alle magiche ombre dei Catapult, nel giro di pochi giorni, tra Pesaro e Urbino, grandi suggestioni nei teatri della nostra provincia.

Aterballetto ha proposto al Teatro Rossini ben tre coreografie di grande fascino: Tempesta/The Spirits di Cristina Rizzo, Upper-East-Side di Michele Di Stefano, già Leone d’Argento alla Biennale Danza 2014,  insieme ad una vera “chicca” come E-Ink, primo successo, nel 1999, di mk, la compagnia di Di Stefano, che rientra nel geniale Progetto RIC.CI, atto al recupero di storiche coreografie degli anni passati, ideato e diretto artisticamente da Marinella Guatterini, cui anche il ringiovanito Aterballetto ha aderito.

Corpi volatili, tra temporali e contatti “elettrici”: la Tempesta ha raccontato di relazioni, prima negate e poi ritrovate, come unica forma di sopravvivenza. Upper-East-Side ci ha coinvolto nell’esplorazione delle dinamiche corporee all’interno di una geometria architettonica che trova spazi, anzi li conquista, abitando la condizione dell’esistenza, mentre il folgorante E-ink, che nacque dalla curiosità per le modalità di trasmissione dei messaggi oracolari e divinatori che sono il prodotto di una destabilizzazione, è un concentrato di energia pura: due corpi che si attraggono e allo stesso tempo si respingono in un ritmo che cerca, e si riempie, di misteriose iconografie che rispondono a logiche apparentemente surreali, ma prepotentemente contemporanee.

Al Sanzio di Urbino, i Catapult ci hanno invece letteralmente “catapultato” in un mondo fatto di fiabe e sogno, con performer incredibili, che riescono a ballare, recitare e trasformare i loro corpi in forme apparentemente impossibili. A tratti sembra di assistere a delle storie animate, create con estro e fantasia da Adam Battelstein, che modella i corpi dei suoi ballerini giocando sulle ombre e su particolarissimi effetti luce. Da un viaggio in giro per il mondo, al racconto d’amore, alla spy-story, alla magia di una fiaba. La musica, le ombre, il gioco di luci e colori, rendono ogni istante stupefacente: orsi e orsetti, rane, castelli, elicotteri, fiori e piante, leoni, montagne, cammelli, che appaiono e si trasformano continuamente con una precisione ed una sincronizzazione a dir poco strabilianti.

Due spettacoli totalmente diversi nella percezione delle emozioni, ma entrambi capaci di catturare una totale attenzione. Ad Aterballetto va il merito di una ricerca profonda nello spazio e nell’esplorazione del movimento fuori e all’interno di esso: costruzione e decostruzione del gesto, in una drammaturgia fatta di geometrie spazio/temporali che indagano l’intimo sentire.

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