Costellazioni: fuori e dentro di noi

Chi di noi non si è mai trovato davanti ad un bivio nel momento in cui doveva prendere una decisione? Ma se tutto quello che può accadere, accade da qualche altra parte di un universo parallelo e per ogni scelta che si prende, ci sono mille altri mondi in cui si è scelto in un modo differente, come possiamo non pensare di essere soltanto una piccola, piccolissima parte di un enorme disegno di cui si ha una visione appena parziale?

Costellazioni, di Nick Payne, nella messinscena di Khora Teatro, (visto alla Chiesa dell’Annunziata nell’ambito della mini rassegna Annunciazioni) svela mille modi e mondi dove affrontare ogni piccolo e grande momento della nostra vita. Marianna e Orlando sono i due protagonisti della scena, magistralmente interpretati da Jacopo Venturiero e Aurora Peres: si incontrano, sono fidanzati, non sono fidanzati, fanno sesso, non fanno sesso, si perdono, si ritrovano, si separano e si incontrano di nuovo. Ma ogni volta c’è qualcosa di diverso, una variabile determinata da una scelta, dove anche il “tempo” può essere alleato o nemico.

E’ intrigante scoprire quanto la stessa scena che si ripete non è, in realtà, mai uguale: sfumature, attimi, posizioni, intonazioni, ne determinano le dirette conseguenze e fanno sì che il futuro prenda altre forme, si modifichi, anche se lievemente, e determini un nuovo cammino, per entrambi.
Il regista, Silvio Peroni, ha scelto di mettere in scena una piéce di successo in Inghilterra, che con grande semplicità e immediatezza, trasmette un forte turbamento emotivo: non è facile ammettere con umiltà di non essere i dominatori del mondo e di non poter determinare la nostra vita perché nessuno di noi può sapere davvero a cosa va incontro. Nel caso di Costellazioni, la protagonista trova, sul suo cammino, una malattia: ecco che crollano tutte le sicurezze e tutto ciò che ci siamo costruiti appare così flebile e quasi insulso. Di fronte ad una forte decisione da prendere su come affrontare questa variabile impazzita che ci devia da quell’ipotetico e preordinato binario che ci eravamo illusi di percorrere, ci sono poche alternative.
L’allestimento è essenziale ed efficace nella sua semplicità: un quadrato su cui si muovono i due protagonisti e un cielo stellato che li sovrasta. E’ il nostro mondo, è un mondo parallelo, tanti mondi paralleli che abitano di fianco e dentro di noi.

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