Cristina e Ginevra: così vicine

Due anime e due voci fuse in un solo canto: Cristina Donà e Ginevra Di Marco sono le protagoniste di “Così vicine”, il  primo loro concerto dopo il covid, in programma sabato 11 luglio, h21.15, alla Rocca Malatestiana di Fano.

Un’amicizia di lunga data ha spinto le due straordinarie artiste a condividere un progetto insieme che le ha viste, la scorsa estate, a Bologna e Comacchio: «Eravamo convinte che condividere un palco ci sarebbe bastato, ma quei due concerti furono magici, più belli di quanto potessimo immaginare. Da lì la spinta ad andare oltre con un tour e un disco». I diversi stili di Cristina e Ginevra si intrecciano in maniera armoniosa in un’unica affascinante entità. Il loro sodalizio artistico ha dato vita a brani inediti e arricchisce l’interpretazione di alcuni titoli dei rispettivi repertori totalmente ri-arrangiati per l’occasione, così da ritrovare le due voci ancora più vicine.

Come fondere la propria musica, l’una nell’altra? «Diciamo che abbiamo percorso binari paralleli, sempre osservandoci e stando vicine, legate da un’amicizia vera e sincera nata nei primi anni 90, attraverso il nostro lavoro, la passione per la musica e tanti incontri. – dichiara Ginevra – Cristina è un’amica vera: abbiamo iniziato sulla stessa scia, per poi separare le nostre carriere. Io ho preferito la parte interpretativa della musica del mondo, lei ha seguito una strada più cantautorale, ma avevamo nel cuore da sempre di fare qualcosa insieme. È vero che siamo diverse, ma allo stesso tempo anche simili, con sensibilità molto affini».

«Credo che prima di tutto ci sia lo stupore, la gioia che da subito,  dal primo incontro delle nostre due voci si è rivelato,  creandone una terza. Quella sintonia che a volte non è spiegabile a parole, ma che può essere riferita all’intreccio vocale di quando si incontra persona con la quale nasce da subito una sintonia senza che se ne capisca il motivo: campi magnetici o vite passate? Credo che prima di noi si siano riconosciute le nostre voci, ma quello che ci accomuna è anche, nel nostro percorso, un desiderio di ricerca che ci fa andare oltre i nostri inizi. Due percorsi diversi, con l’esigenza di spostarsi su altri territori. Nel mio percorso artistico c’è sempre stato un desiderio legato alla scrittura, ma anche all’espressività vocale che quando incontra la parte etnica del percorso di Ginevra scopre nuovi colori che possono anche sfociare in quello che farò dopo».

Un interscambio che ha portato anche alla scrittura a 4 mani: «Un gioco di fusioni: ho portato Cristina nel mio mondo popolare, facendole cantare cose “strane” per lei. Poi abbiamo scelto un brano ognuna dal proprio cassetto e ne abbiamo composto uno insieme, un colloquio tra due amiche che si scambiano sensazioni, spunti, allargando il senso a riflessioni più ampie che partono dalla condizione della donna per arrivare a considerazioni sulla terra e la natura».

«Mi piace ricordare che il primo nostro coinvolgimento è avvenuto tramite “stazioni lunari”, il bellissimo suo progetto che ci ha permesso di esplorarci negli anni. Dopo Fano, ognuna di noi riprenderà la sua strada, ma non significa che sia finito tutto qui. É palpabile l’emozione del pubblico in questo concerto: quando iniziamo a scambiarci questi “paesaggi femminili”, c’è anche molta commozione!».

Stima, affetto e grande professionalità: «Cristina mi ha sempre attratto perché è completamente il mio opposto. Ha una sensibilità veramente speciale, perché qualsiasi accadimento della vita, sguardo e piccola relazione che ha con mondo esterno è possibilità di ricchezza per lei. Nota e assorbe cose che ai più sfuggono e per lei diventano tessuto possibile di creatività. Porta tutto nella sua musica, un universo molto molto femminile. Poi è molto simpatica, ha un senso dell’ironia tutto suo: è un sacco buffa e ha anche una bellissima profondità. Nei suoi occhi mi sono sempre specchiata volentieri: è una di quelle figure che ti danno affidabilità, sicurezza e fiducia, con una incredibile grazia in tutto quello che fa».

«Quando sono sul palco la guardo e mi esce spesso il paragone con una Madonna fiorentina! – replica la Donà – Per me la sua voce, la sua presenza, hanno sempre rappresentato un abbraccio materno, una voce e presenza accoglienti, di una potenza rassicurante.  Ginevra ha qualcosa a che fare con una madre universale, una sorta di luce che ti avvolge, sarà anche per i suoi capelli biondi! La sua voce è popolare nel termine più nobile: è veramente un abbraccio ogni volta, che non ti da mai l’idea dell’incertezza. Quando cantiamo insieme la sua “canto di accoglienza” la potenza la potenza del femminile che ha in sé, compresa la parte materna, viene tutta fuori: quella è Ginevra per me».

Le due artiste condividono il palco con Francesco Magnelli (piano e magnellophoni), Saverio Lanza (basso, chitarra), Luca Ragazzo (batteria) e Andrea Salvadori (chitarre, tzouras).

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