Il Doc Fest si prepara a diventare internazionale

Un modo nuovo e vivace di fare informazione, affrontando temi di grande attualità con le testimonianze di ospiti d’eccezione attraverso incontri, dibattiti e proiezioni speciali: da tre anni Pesaro Doc Fest accende Piazza del Popolo con un festival ricco di contenuti, ideato e diretto da Luca Zingaretti. Emoziona e coinvolge ogni sera, anche con temi scomodi, come la mafia, l’immigrazione e la ricerca della felicità. Scrittori, politici, documentaristi, attori e autori, in dialogo con il pubblico in un confronto aperto e coinvolgente.
Ne parliamo proprio con Zingaretti:

Alla prima edizione si è detto innamorato di questa città grazie al film che girò qui con Pontecorvo, è ancora amore per Pesaro?

<Casomai è cresciuto, nel senso che quando stai bene in un posto, o questo posto ti rinnega o ne godi le bellezze. Penso veramente che questa sia una città dove si vive meravigliosamente bene, con una qualità della vita pazzesca, c’è gentilezza nelle persone che la abitano. E’ ormai la sede naturale del nostro festival: una città raccolta, attenta, che ti dà attenzione anche solo per 5 minuti, ma poi, se la conquisti rimane fino alla fine. Una città civile, nel miglior senso del termine.>

Qual è il segreto del successo di questa manifestazione?

<Penso che sia legata alla disponibilità dei personaggi che si sono avvicendati a raccontaci tutto di loro: tutte persone che ho invitato personalmente e che hanno accettato con entusiasmo. Credo lo abbiano fatto anche perché ho la fama di essere una persona a cui non si può dire di no. (sorride), ma in realtà mi vogliono bene, anche perché ho cercato di chiamare persone il cui lavoro mi interessa e di grande valore. La prima sera non bastavano le sedie, venerdì la Prefettura ci ha accolto causa maltempo, sabato la platea era commossa con noi…>

Lei potrebbe fare l’attore e basta, invece sappiamo che tiene molto a questa manifestazione che cura con grande passione:..

<Le cose che faccio sono tutte cose che mi assomigliano, ho la fortuna di poter fare le cose che mi piacciono. Ho avuto tanto e, come dovere, cerco di restituire qualcosa al pubblico. Un atto “dovuto”, ma anche un modo di condividere la volontà di capire determinate dinamiche di ciò che stiamo vivendo. Abbiamo dedicato il festival ai migranti, ma c’è una grandissima confusione su questo tema. A volte guardi i telegiornali e sembra ci parlino in giapponese: posizioni controverse, gente che rivendica diritti e doveri, Isis, morti, stragi…Da uomo della strada mi piace fare chiarezza, per permettere di leggere meglio la realtà.>

Argomenti scottanti infatti: quanto è importante creare un dialogo aperto e democratico oggi?

<Vedo che la gente ha voglia di contenuti: da quando Eugenio Cappuccio a Napoli ha messo i biglietti a 5 euro i teatri sono strapieni! Se ti metti in una piazza a parlare e la gente si ferma, non bastano le sedie e rimane lì lo stesso, allora vuole dire che c’è interesse da parte di tutti a capire meglio ciò che ci accade intorno.>

Quest’anno non c’era il concorso, ma solo una vetrina di documentari, come mai?

<Non è una scelta definitiva: quest’anno sono arrivati dei documentari particolarmente interessanti e abbiamo deciso di presentarli con i loro autori.>

Dalla Sirena a Pride, quest’anno ha letto il monologo “Stronzate”: quali i progetti futuri dello Zingaretti attore?

<Quest’anno mi dedicherò a due cose: le mie bambine e alcuni miei progetti. Mia moglie avrà diverse cose da fare fuori e quindi avrò finalmente la possibilità di lavorare a casa, sia come autore che come produttore, erano anni che desideravo farlo!>

E nel futuro del Doc Fest cosa bolle in pentola?

<Il prossimo anno vorrei creare un evento internazionale: con il tempo vorrei fidelizzare i pesaresi per diventare un appuntamento fisso di chi ama il documentario.>

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