Edipo: fango e luce

Sofocle scrisse a distanza di 20 anni i due sommi capolavori, Edipo Re e Edipo a Colono: curiosamente, e forse non a caso, anche Glauco Mauri riporta in scena i due testi a distanza di vent’anni.
Per il primo apre una collaborazione con un giovane regista emergente, Andrea Baracco, nel secondo recupera la sua “tipica” classicità in un allestimento che ridona la sacralità dell’opera.
Proposti insieme, nella stagione di Prosa del Teatro Rossini di Pesaro, i due spettacoli hanno visioni e suggestioni differenti, anzi, decisamente opposte.

Baracco sposta l’azione in un ambiente “post atomico”, materiale e oscuro, fatto di video-proiezioni, di metallo, di acqua (vera sia per la pioggia che per lo “stagno” che essa crea), restituendo una visione contemporanea del dramma, della verità assoluta, dell’eterno conflitto tra destino e libero arbitrio. Un eroe-non eroe dark (Roberto Sturno), in una scena in cui lentamente e inesorabilmente tutti si “infangano”, volenti o nolenti, senza pietà alcuna nel volere divino, mentre nell’aria aleggiano inquietudine e disperazione. Ed è proprio questo sprofondare nel fango che evoca il richiamo alla luce, quella che non manca nella seconda parte.

L’intento è quello di sottolineare il discorso pienamente compiuto dell’uomo Edipo che, mentre da giovane si sente responsabile delle sue azioni, da vecchio opera una grande rivoluzione nei confronti del pensiero di allora, legato ad un destino ineluttabile, voluto dagli dei: “E’ lì che nasce l’uomo nuovo.”, afferma lo stesso Mauri.

Ineluttabile è la parola dei classici, immortale e di un’attualità disarmante al punto che, dopo 2500 anni, ha ancora un significato profondo e ben plasmabile con i conflitti dell’uomo moderno. Senza tempo, come entrambe le scene dei due spettacoli. L’Edipo a Colono di Mauri è popolato da anime fantasma, individui come druidi che rivelano mano a mano le loro identità, in un’ambientazione candida che richiama la reggia degli dei: è qui che Edipo assume la consapevolezza e la sua nuova “luce” appunto.

E forse non è neppure un caso, il fatto che il dramma, la tragedia di Edipo, l’errore fatale che lo rende vittima dell’omicidio del padre e del matrimonio, inconsapevole, con la madre con cui genera una stirpe maledetta, sia anche il tema dell’indagine psicoanalitica di Freud, con cui elabora la sua celebre teoria del “complesso di Edipo”.

Mauri e Sturno dominano le due scene con assoluta maestria: una cifra stilistica ormai riconoscibile e ben costruita, ma difficile da trasmettere in toto ai giovani allievi.

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