Essere o apparire?

Quando ci si confronta con il passato, anche se prossimo, è spesso uno choc scoprire che non sempre le cose sono davvero cambiate, anche se, apparentemente, potremmo averne l’illusione. E’ ciò che accade con The Pride, intrigante testo di Alexi Kaye Campbell, nella messinscena di Luca Zingaretti, nella doppia versione di regista e interprete (in scena al Teatro Rossini di Pesaro fino a domenica 10 gennaio).

Un testo che è piaciuto subito all’attore che ha scelto di essere il primo a rappresentarlo in Italia, seguendo quel suo istinto che lo porta ad esplorare nuove drammaturgie, come ad esempio ha già fatto con La torre d’avorio di Ron Harwood, visto al Rossini nella scorsa stagione.
Così come Harwood contrappone ad uno dei più grandi direttori d’orchestra tedeschi, l’ignoranza e il pressapochismo di un venditore di assicurazioni americano chiamato a giudicarne l’etica e la rilevanza culturale in un contesto così distante e così contrastante con il suo pensiero, Campbell ci pone di fronte a quel conflitto interiore che viviamo quando non riusciamo ad essere davvero noi stessi fino in fondo, dove regna la paura di un giudizio esterno più forte e schiacciante della nostra stessa volontà.
Anche qui, il confine tra arte, sentimento e politica è molto labile: il progresso ha davvero aperto le nostre menti fino ad accettare le relazioni omosessuali in nome di un amore che non dovrebbe avere colori o etichette, o siamo ancora imprigionati negli stereotipi degli aggettivi o degli atteggiamenti da usare in presenza di quella “diversità” che fino in fondo, forse, facciamo ancora fatica a comprendere?
Campbell gioca sul piano di due contesti storici, due situazioni divise dallo spazio temporale: una nel 1958 ed una nel 2008. La prima è fatta di atmosfere rarefatte, di apparenza, di un lento incedere, di timidi approcci, di fugaci sguardi e sentimenti imprigionati. La seconda è sfacciatamente provocatoria e sembra aver superato i pregiudizi, tanto da domandarsi se “frocio” sia un’interiezione “politically correct”. Ci sono differenze? Apparentemente sembra ci sia un abisso, ma, sostanzialmente, riconoscere la propria vera natura è un passo ancora difficile e non carico di rinunce.
I nomi dei protagonisti sono sempre gli stessi, Oliver, Philip e Sylvia, ma mentre nel ’58 Sylvia è la moglie di un Philip combattuto e vergognoso della sua condizione, nel 2008 è l’amica intima di un Oliver orgoglioso del suo essere omosessuale, con tutti gli eccessi del caso.  Le scene si alternano durante lo svolgersi delle due vicende, o per meglio dire si “sfiorano” senza mai toccarsi, dissolvendo l’una nell’altra.
Bravissimo Maurizio Lombardi (Oliver)  nel suo doppio ruolo di amante: sia quando deve mascherare i suoi sentimenti, ma in cui si riconosce la sensibilità e la dolcezza, in una Londra bigotta (i diritti lgbt sono stati riconosciuti in Inghilterra solo nel 1967), sia quando veste i panni di un’omosessualità dichiarata, sicura, priva di mistificazioni e freni inibitori al tempo del Gay Pride. Delicata e vivace al tempo stesso, anche Valeria Milillo (Sylvia), moglie sensibile e sincera nel ’58 e solidale amica della coppia gay dei giorni nostri che fa di tutto per ricongiungere. Zingaretti (Philip) è perfetto nel ruolo dell’uomo degli anni ’50, impacciato, incapace di accettare la sua “perversione” di cui cerca addirittura una cura, mentre nella seconda vicenda ha meno spazio per ritagliare un personaggio significativo e rimane, volutamente, quasi “sospeso” lasciando la scena agli incisivi e coloriti dialoghi tra Sylvia e Oliver.
La chiave di tutto il plot narrativo è forse nel confronto (nel 2008) tra il giornalista e il suo capo-redattore che gli chiede di fare un “pezzo” dalla parte dei gay, che possa favorire la sua rivista per un immagine politicamente corretta.  Dunque…essere o apparire? Dubbio amletico che difficilmente può essere risolto, se non con un gran lavoro personale, anche se non sarà mai facile eliminare del tutto i pregiudizi di una Società che sembra fare molta fatica ad accettare qualsiasi cambiamento.

Gli attori della compagnia incontrano il pubblico sabato 9 gennaio alle ore 18 nella Sala della Repubblica del Teatro Rossini.
Info:Teatro Rossini 0721 387621

 

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